In 45 giorni, tanti sono quelli di apertura di “Gauguin e gli Impressionisti. Capolavori dalla Collezione Ordrupgaard”, la mostra di Palazzo Zabarella a Padova è stata visitata da 76.721 persone, con una media giornaliera che sfiora i 1.705 ingressi.

Un successo tale che il presidente della Fondazione Bano, Federico Bano, che l’ha fortemente voluta, ha deciso insieme al Comune di Padova, ai collaboratori e ai partner, dal 24 dicembre, di tenere la mostra aperta sette giorni su sette, eliminando la giornata di chiusura del lunedì.

Visite guidate per le scolaresche alla mattina gettonatissime, quasi sold out, gruppi in arrivo e prenotati fino alla chiusura dell’esposizione, prevista per il 27 gennaio 2019, insomma un’attenzione che certo ci si aspettava ma non con la portata che invece ha avuto.  Un’esclusiva per l’Italia, e per la città del Santo, questa collezione valutata, all’indomani del primo conflitto mondiale come «senza rivali nel nord Europa», e che raccoglie i tesori francesi del Museo danese di Ordrupgaard, in trasferta in un momento di chiusura per rinnovo del museo di provenienza a Copenaghen.

Cézanne, Degas, Gauguin – manifesto dell’esposizione – Manet, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Matisse sono i nomi presenti nella Collezione, creata ai primi del Novecento dal banchiere, assicuratore, Consigliere di Stato e filantropo Wilhelm Hansen e da sua moglie Henny. Una delle più belle raccolte europee di arte impressionista, voluta da Hansen, che sino ad allora aveva collezionato solo pittura danese.

Il suo primo viaggio d’affari a Parigi nel 1893 lo aprì ad un nuovo amore, quello per la pittura francese. E, così in seguito alle frequentazioni del Salon, delle gallerie e dei musei, nel 1915 il progetto della collezione d’arte francese prese forma, anche come importante investimento, era infatti previsto un rapido aumento del valore di tali opere.

In soli due anni, dal 1916 al 1918, Hansen creò, grazie ai consigli davvero avveduti di uno dei critici d’arte più in auge al tempo, Théodore Duret, una collezione spettacolare. Per finanziare l’acquisto delle opere, Hansen creò un Consorzio, coinvolgendo amici facoltosi, tutti uniti dall’interesse verso gli Impressonisti, i loro predecessori e i loro due successori, Cézanne e Gauguin.

Nell’immediato dopoguerra, il Consorzio fu in grado di cogliere delle occasioni quasi irripetibili sul mercato, come ad esempio nella primavera del 1918, quando investì oltre mezzo milione di franchi per comperare opere offerte nelle aste della tenuta di Degas. Per poter esporre le meraviglie che era stato in grado così di raccogliere, 156 opere, Hansen costruì una nuova Galleria dove, una volta la settimana, il pubblico poteva ammirarle.

Tutto sembrava andare per il meglio, ma a mettere i bastoni fra le ruote all’esperto finanziere arrivò inaspettato, nel 1922, il crack, la bancarotta della Landmandsbanken (la banca danese degli agricoltori), a quel tempo la più grande banca privata del paese. Un fallimento che trascinò il finanziere e collezionista sull’orlo del tracollo, tanto che decise di svendere i suoi quadri francesi.

Hansen, nonostante il momento nero, non si dette per vinto e riuscì a riprendersi, e in lui era rimasta ferma l’intenzione di ricostituire la Collezione. Tra le nuove acquisizioni arrivarono così il Ritratto di George Sand di Delacroix, una Marina a Le Havre di Monet, Il Lottatore di Daumier. Anche la favolosa interpretazione di Courbet del Capriolo nella neve. Fino all’ultimo acquisto del 1931: un piccolo pastello di Degas, raffigurante una ballerina che si china per aggiustarsi la scarpetta, in precedenza di proprietà di Paul Gauguin. “Ora ho finito con gli acquisti”, disse allora Hansen. La raccolta era completa, ma non era più aperta al pubblico. Fu sua moglie a trasmettere la collezione allo stato della Danimarca, rendendola così nuovamente pubblica. Ed è visibile agli occhi dei padovani, dei veneti, degli italiani e non, che vorranno iniziare un viaggio nel passato a Palazzo Zabarella: dal classicismo di Ingres al romanticismo di Delacroix, dalle visioni naturalistiche di Corot e di Courbet alla scuola di Barbizon che influenzerà profondamente Sisley, Renoir, i nuovi autori dell’impressionismo.

E mentre percorreranno l’affascinante sala dedicata proprio a Sisley finiranno nella sala successiva ad aprire lo sguardo sul meraviglioso Ponte di Waterloo di Monet. Poi le sezioni dedicate a Degas, Cézanne, Pissarro. E, infine, si arriva a lui a Gauguin, che, in fondo, l’impressionismo lo supera.