Il cartone di Guernica, realizzato da Pablo Picasso e raffigurante la sua opera capolavoro da cui è nato l’arazzo esposto all’ingresso della sala del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, è protagonista al Museo Storico della Terza Armata di Padova fino al 5 dicembre prossimo. La mostra “Guernica, Icona di Pace” è stata inaugurata il 3 novembre scorso, alla presenza del Sindaco Sergio Giordani, del generale delle Forze Armate Amedeo Sperotto, del presidente della fondazione organizzatrice Alberto Peruzzo, e della curatrice Serena Baccaglini. Il 3 novembre si è anche ricordato un momento storico di assoluta importanza: il centenario dalla firma dell’Armistizio della Grande Guerra, e la presenza del cartone è in questo caso – e non solo – un simbolo di pace ed un monito agli orrori della guerra. La possibilità di ammirare il capolavoro su carta nasce dalla storica dell’arte Serena Baccaglini, che ha scoperto una collaborazione ed una amicizia a tre tra Pablo Picasso, Nelson Rockefeller – uno dei più grandi mecenati del Novecento – e l’artista Jacqueline de la Baume Dürrbach, che ricreò, tessendolo, il dipinto di Guernica mediante l’antica arte dell’arazzo.

I GRANDI ARTISTI E L’ARAZZO

Non tutti sanno che l’ultima fase della produzione artistica di Picasso fu contrassegnata anche da un interesse – intensamente coltivato – per gli arazzi. Picasso non è il solo nel XX secolo, e tra gli altri anche due mostri sacri come Mirò e Matisse si dedicano a tale pratica. Prima di loro, in altre epoche, Rubens e Goya – per citarne alcuni – avevano concepito arazzi, ma anche Raffaello. Raffaello disegnò per il papa un ciclo di dieci arazzi destinati alla Cappella Sistina raffiguranti scene della vita di San Pietro e di San Paolo, la cui tessitura fu eseguita a Bruxelles.

È infatti nel Rinascimento che l’arazzo raggiunge il suo massimo splendore, grazie a collezionisti ed estimatori importanti, come a Mantova i Gonzaga. La predominanza fiamminga dei manufatti era dovuta alla superiorità progettuale e tecnica e all’organizzazione dell’”industria artistica” di Bruxelles. L’arazzo viene anche oggi eseguito press’a poco come doveva eseguirsi almeno fin dal sec. XIV, a giudicare dagli esempi che ci rimangono di quel tempo, e partendo da un cartone come modello.

Il cartone d’arazzo è il modello in misura reale che si utilizza per la realizzazione di un arazzo. Il cartone può essere dipinto con colori a olio, evitando effetti di lucido o crosta, o a guazzo, con le zone di colore differente ben definite, il passaggio di tono e lo sfumare delle tinte indicate con ombreggiature o denti di sega che saranno resi dal tessitore con tratteggi. Si sono sviluppate negli anni anche tecniche più semplici, ad esempio con tecnica fotografica, partendo da un bozzetto in scala ridotta e arrivando alla dimensione definitiva attraverso ingrandimenti fotografici. Un moderno metodo consiste nel proiettare una diapositiva direttamente sull’ordito, che funge da schermo, in questo modo il disegno si trova direttamente e coi colori esatti sui fili.

IL MAESTRO PICASSO E LA TESSITRICE DURRBACH

Picasso, che già prima della guerra si era avvicinato all’arte dell’arazzo, ad una mostra in Costa Azzurra, conosce una giovane tessitrice “dalle dita d’oro“, Jacqueline de la Baume, maritata al pittore e scultore René Dürrbach, a cui nel ’54 affida la trasformazione in arazzo del suo Harlequins del 1920. Sarà lei, un anno dopo, a tessere Guernica in undici colori (anziché i tre del quadro) e in tre esemplari, uno dei quali destinato a Rockefeller. L’artista è così soddisfatto del risultato – “un capolavoro“, lo giudica – da dichiarare che soltanto Jacqueline da allora in poi sarà autorizzata a tessere i suoi quadri. È l’inizio di una comunione artistica che durerà fino alla morte del pittore, nel 1973.

Dice Jacques Battesti, conservatore del Museo Basco e della Storia di Bayonne: “La qualità particolare delle arazzerie de l’Atelier Cavalaire, che seduce Picasso, riposa nella loro capacità a mantenere intatte l’energia del tratto ed il vigore del disegno, la forza e l’autenticità primaria della pittura nel suo nuovo materiale. Una “ricerca della verità” caratterizza il lavoro di Jacqueline de la Baume-Dürrbach, che si spende personalmente in tutte le fasi di creazione degli arazzi, dalla realizzazione del cartone, al calco, ed in seguito alla tessitura. Il pittore e la licciaia lavorano su ciascuna trasposizione in stretta collaborazione, in particolare sul cartone, fase fondamentale durante la quale ha luogo lo spostamento dall’opera dipinta all’opera tessuta. Il cartone, sempre sottoposto all’approvazione e talvolta ritoccato da Picasso, è il punto d’incontro tanto fra due tecniche quanto fra due sensibilità artistiche, un tempo ed un supporto creativo comune la cui approvazione da parte del pittore consente l’inizio delle operazioni di tessitura. Guernica, composizione murale emblematica, si presta in maniera ideale a tale tipo di riproduzione.

Rockefeller, non pago delle opere di Picasso già in suo possesso, non potendo avere quelle conservate nei musei, chiede di avere delle versioni delle stesse in forma di arazzo: “La forza e lo splendore del tuo lavoro hanno dato alla mia vita una dimensione ulteriore“, scrive all’amico, che in realtà non incontrerà mai, in una lettera del 1970. Picasso accetta di co-firmare gli arazzi con Jacqueline, si rimette in gioco, riprende e rielabora su cartone i propri lavori di molti anni prima. E la donna genialmente li traduce in tessuto nel suo atelier di Cavalaire, nei pressi di Saint-Tropez.

Anno dopo anno passarono così al telaio quadri celebri come Les demoiselles d’Avignon (“Vedi”, dice Picasso alla tessitrice, “queste Demoiselles sono più belle delle mie”), Pêche de nuit à Antibes, e altri. In totale 26 arazzi, 19 dei quali acquistati dal collezionista americano e conservati tuttora presso la sede del Rockefeller Brothers Fund a Kykuit nello Stato di New York. Serena Baccaglini, storica dell’arte e curatrice della mostra ‘Guernica. Icona di Pace’ si è trovata sulla strada giusta – alla riscoperta dei cartoni – quasi per caso, anni fa, inseguendo un’altra storia di amicizia – quella tra Picasso e l’attrice Lucia Bosè, che aveva avuto in dono 75 pezzi unici (quadri, disegni, ceramiche). Si imbatté nel fotografo Lucien Clergue, antico amico di Picasso, che le parlò dei cartoni e le suggerì di cercare nel Sud della Francia, tra i figli di Jacqueline, morta a 69 anni nel 1989. Uno dopo l’altro, contro ogni aspettativa, i cartoni sono rispuntati tutti, anche se giacevano da tempo dimenticati.