Un momento straordinario, una città in festa, per un artista che ne ha colto l’essenza, catturando lo spirito di un’epoca e di un luogo, e ritraendolo per l’eternità. Tintoretto e la sua Venezia. Lui, che fu l’unico rispetto ai suoi rivali, o meglio agli altri giganti della pittura veneziana del XVI secolo, a nascere in laguna, torna a casa, anche se per la verità non se n’è mai andato. Finalmente tutte le luci sono puntate su di lui e sulle sue opere. Del resto Tintoretto a Venezia decorò moltissimi palazzi privati, edifici pubblici, chiese, confraternite. Molti dei suoi dipinti sono anche finiti nei musei più importanti del mondo, ma quello che sta avvenendo ora nella sua città natale è davvero eccezionale. La sua arte è stata raccolta, grazie agli organizzatori di “Progetto Tintoretto 500”, e dal 7 settembre 2018 al 6 gennaio 2019, sarà possibile avere una sorta di quadro della situazione, compiere un excursus su tutta la sua produzione, fare il punto di quel che è stato e quel che è diventato, Jacopo Robusti, detto Tintoretto.

Lo scorso 7 settembre, infatti, sono state inaugurate due esposizioni, l’una a Palazzo Ducale, l’altra alle Gallerie dell’Accademia. Tintoretto 1519-1594, il titolo della prima, comprende 50 dipinti e 20 disegni, con firma autografa, oltre alle tele realizzate per il Palazzo dei Dogi tra il 1564 e il 1592, visibili nella Sala del Maggior Consiglio. L’artista, del resto, dipinse estesissime pareti e soffitti glorificando la storia della Serenissima Repubblica, con culmine nel Paradiso, (metri 22×7), coronamento alla carriera del pittore. Il giovane Tintoretto, il titolo della seconda, 60 opere che vanno dal 1538 al 1548, anni in cui il pittore veneziano giovanissimo, iniziò a lavorare come artista indipendente, giungendo al rivoluzionario Miracolo dello schiavo, stella delle collezioni delle Gallerie.

Il dipinto che mostrò la forza del suo straordinario talento nello scenario della pittura veneziana, legato alle storie di San Marco del 1548, commissionato per la Scuola Grande di San Marco, che suscitò grande scalpore per l’impatto emotivo che scaturiva dalla costruzione teatrale della scena. Un’esposizione che racconta i suoi anni giovanili, e fa capire come Jacopo Roacquisì e trasformò i suoi modelli per sviluppare uno stile drammatico e rivoluzionario, usando la sua inconfondibile pennellata veloce e potente.

UN’INTERA CITTA’ IN FESTA PER TINTORETTO

Insieme a queste mostre, l’intera città è in festa per questo grande artista. Con i biglietti delle due esposizioni, infatti, è possibile accedere a molti altri eventi volti ad approfondire il ‘500 di Tintoretto nell’architettura, nella storia, nella musica, e nei tessuti. Tutte le chiese con opere dell’artista, saranno accessibili con l’ingresso alle due esposizioni principali, grazie agli Itinerari tintorettiani, costruiti insieme al Patriarcato di Venezia, che collegano in un ampio e organico percorso gli altri ineludibili vertici dell’arte del grande pittore, conservati nelle antiche chiese veneziane d’origine. Imprescindibile, in tal senso, la Scuola Grande di San Rocco, luogo in cui l’artista realizzò il suo massimo ciclo decorativo, la sua Cappella Sistina; insieme alle chiese della Madonna dell’Orto e di San Giorgio Maggiore. Ma non finisce qui, a Palazzo Mocenigo c’è La Venezia di Tintoretto, in cui esplorare la cultura visiva del Cinquecento, attraverso opere su carta, libri rari e abiti d’epoca. Grazie all’intervento di Save Venice Inc. diciotto tele veneziane dell’artista, insieme alla sua tomba, sono state restaurate, ed è stato realizzato Arte, fede e medicina nella Venezia di Tintoretto, in collaborazione con la Scuola Grande di San Marco.

DA VENEZIA A WASHINGTON

Le meraviglie visibili all’appartamento del Doge a Palazzo Ducale e alle Gallerie dell’Accademia, sono il frutto di un lavoro incredibile portato avanti lungo tre anni, in primis dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, in coproduzione internazionale con la National Gallery of Art di Washington. Con la direzione scientifica di Gabriella Belli, direttrice della Fondazione Musei Civici, il contributo di due studiosi statunitensi Robert Echols e Frederick Ilchman, e con la collaborazione di Paola Marini, direttrice delle Gallerie dell’Accademia, sono tornate in laguna opere dell’artista provenienti da musei, collezioni nazionali e internazionali. Era dal 1937, a Ca’ Pesaro, che Tintoretto non era oggetto di un’esauriente retrospettiva nella sua città natale, né dopo allora vi fu alcuna esposizione fuori dell’Europa che si fosse concentrata esclusivamente sulla sua arte. Le ragioni sono assai comprensibili, visto che Jacopo lavorò su grandi formati, i cui spostamenti non sono per nulla facili, anzi, in alcuni casi impossibili, e la sua produzione è fortemente legata a Venezia, tanto da sembrare difficile poterne fare un successo in un luogo diverso.

Ma tale impresa ardua ed audace è stata realizzata nel 2007 con un’esposizione tutta dedicata a Tintoretto al Museo Nacional del Prado di Madrid. Curata da Miguel Falomir, oggi direttore del Prado, con la partecipazione di Echols e Ilchman, che sono i curatori della mostra a Palazzo Ducale, la presentazione nel museo spagnolo di un rilevante gruppo di opere tintorettiane aprì nuove possibilità di approccio alle creazioni e alla cronologia dell’artista. Sulla base di quell’esempio, sono iniziati i preparativi per il grande evento a Venezia, che perfeziona ulteriormente la scelta delle opere, esponendo numerosi dipinti e disegni non presenti a Madrid. Gli esiti ottenuti, insieme a studi recenti e a ricerche archivistiche, hanno fornito nuovi approcci.

Si parte dall’anniversario della sua nascita, avvenuta 500 anni fa. Tintoretto morì a Venezia il 31 maggio 1594 all’età di 75 anni, da cui è possibile ipotizzare che egli sia nato fra il 1518-1519. Il nucleo principale dell’esposizione è costituito da opere di Tintoretto provenienti da Palazzo Ducale, con quattro pregevoli allegorie, la fiabesca Creazione degli animali e la monumentale Deposizione dalla crocedelle Gallerie dell’Accademia, la giovanile

Conversione di San Paolo, e l’imponente Ritratto di un procuratore di San Marco della National Gallery of Art. A ciò, si aggiungono splendidi dipinti e disegni concessi in prestito da oltre sessanta musei e biblioteche dell’Europa e degli Stati Uniti oltre che da collezionisti privati. In particolare dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Museo Nacional del Prado di Madrid, dalla National Gallery, dalla Royal Collection, dal Victoria and Albert Museum di Londra, dal Louvre di Parigi, e ancora da Lione, Dresda, Praga, Rotterdam, Berlino, dagli Uffizi di Firenze, dalla Galleria Borghese di Roma e oltreoceano da Chicago, New York, Philadelphia, Washington. Questi alcuni titoli delle opere esposte provenienti dai musei esteri: Giuditta ed Oloferne, Giuseppe e la moglie di Putifarre, il Ratto di Elena di oltre tre metri di lunghezza e realizzato per la corte dei Gonzaga; Susanna e i Vecchioni, il ritratto del nobile Giovanni Mocenigo, la Conversione di San Paolo, Apollo e Marsia, la Cena di Emmaus.

Una panoramica completa della carriera di Jacopo Robusti, presentando tele e tavole esemplificative di tutta la sua produzione, volerà oltreoceano con destinazione Washington nella primavera del 2019 alla National Gallery of Art.

500 ANNI DALLA NASCITA DELL’ARTISTA VENEZIANO

I suoi colori, quelli che conosceva così bene per via del lavoro del padre, tintore di tessuti, che gli fecero guadagnare quel soprannome che non lo abbandonò più, la sua idea di composizione preludio di quanto succederà in epoca barocca, la sua cifra stilistica del tutto personale, grazie alla componente luministica profusa in scenografie drammatiche e stravolte, alle sue atmosfere scure da cui scaturiscono bagliori di luce abbagliante che avvolgono le figure, protagoniste tanto quanto le sue quinte teatrali: in tutto questo sarà possibile immergersi in 1519 – Tintoretto – 2019. Di lui Giorgio Vasari, nel 1568, scrisse che era “il più terribile cervello che abbia avuto mai la pittura”, mentre Tiziano, suo maestro e anche ispiratore, per il suo talento non fece altro che mettergli i bastoni fra le ruote, preoccupato dalla bravura di Tintoretto che gli avrebbe potuto far perdere delle committenze. Non vi è dubbio alcuno su quanto i suoi dipinti possiedano una fortissima emotività, che si manifesta sia quando rappresenta figure mitologiche come Venere, Apollo, Cupido, le Tre Grazie, o scene di avvenimenti storici; sia quando ritrae, soprattutto i dogi, i notabili veneziani e pure negli autoritratti, nei quali Robusti immortala sé stesso e gli altri in momenti di intensa penetrazione psicologica.

Per l’occasione, la mostra a Palazzo Ducale, si apre con un autoritratto agli inizi della carriera (in arrivo dal Philadelphia Museum of Art) e si chiude con un autoritratto (del Louvre) del 1588, dell’artista in età senile. Entrambe le mostre sono accompagnate da un catalogo edito da Marsilio -il cui fondatore Cesare De Michelis è scomparso di recente-curato da Echols e Ilchman, assieme a un prestigioso comitato consultivo internazionale e a numerosi esperti dell’arte rinascimentale veneziana.

VENEZIA SEMPRE PIU’ UNICA COL SUO TINTORETTO

Venezia, dunque, finalmente, e fortunatamente, celebra uno degli artisti più importanti della Storia dell’Arte, celebra un veneziano che ha amato profondamente la sua terra, da cui acquisì un temperamento inconfondibile. Figlio di un tintore, Tintoretto seppe sfidare la tradizione consolidata incarnata da Tiziano, sbalordendo e innovando. Le sue ardite soluzioni tecniche e stilistiche, le sue sperimentazioni iconografiche segnarono un punto di svolta nella storia della pittura veneziana, e non solo, del Cinquecento. Venezia e Tintoretto, bellezza e grandezza a braccetto lungo i secoli.