Archiviati frizzi e lazzi della bella stagione, torniamo a concentrarci sulle cose serie. Per tenerci sempre arzilli, introduciamo in questo numero un nuovo tema: gli spot pubblicitari. Insomma, è vero che la pubblicità è il momento in cui tutti ci alziamo dal divano per lavatrici, pipì, per prepararci latte e biscotti, telefonare a mammà, redigere la lista della spesa…ma alcuni di questi inframezzi sono piccole perle televisive del tutto meritevoli della nostra attenzione scientifica. Ripercorriamo dunque alcuni tra i più memorabili spot che la storia della TV nostrana ci ha regalato. Nel bene e nel male.

CAROSELLO

Premessa. Da circa trent’anni sento mia madre decantare nostalgica le pubblicità del Carosello. Decido per l’occasione di approfondire. Una volta convocata per un consulto, l’esperta mi inizia ad un mondo incantato di mini fiction pubblicitarie, dalla trama ben più avvincente del 99% delle moderne fiction Rai, popolate da canzoncine che avviluppano mente e cuore e da personaggi indimenticabili. Conclusione: ho trascorso un intero pomeriggio revival su Youtube. Attività che vi consiglio caldamente. Tra le tante chicche: BRILLANTINA LINETTI. In questo simpatico sketch un geniale investigatore risolve un caso molto intricato. Tutti a dire: “eeeeh ispettore, ma lei è fantasctico, ma come fa, non canna un colpo, magnifico, bravò!” Ma siccome lui è uno che resta umile, per smorzare la pioggia di lodi rivoltegli vuole dimostrare di non essere infallibile. Si toglie il cappello, sfoggiando una pelata lucida quanto una palla da bowling e tutto compìto esclama: “Ho sbagliato anche io nella vita. Se avessi usato tutti i giorni la brillantina Linetti a quest’ora non sarei calvo”. Chapeau, in tutti i sensi.

MIRALANZA (Eeeeh Ava come lava, per capirci) con CALIMERO. Che se uscisse oggi uno spot così arriverebbero la Boldrini, la Corte di giustizia UE, Papa Francesco, i no vax e compagnia bella a far chiudere baracca e burattini. Perché?… Breve storia triste: Calimero viene ingiustamente cacciato fuori dall’aula da quell’ebete di maestro che si ritrova, il quale oltretutto rincara la dose offendendolo. E il pulcino, mortificato: “In classe tutti mi trattano male perché sono brutto, piccolo e nero!” Risposta fuoricampo: “Calimero, ci risiamo, tu non sei nero, sei solo sporco”. Siamo al top.

CYNAR

Ho passato in rassegna molti dei video che negli anni sono stati proposti per pubblicizzare l’arcinota bevanda gaglioffa. Diciamo che gli inizi non erano promettenti; insomma, questa canzoncina de “il carciofo è buono, il carciofo è bello, il carciofo è sano” rimandava vagamente a correnti nazi-vegane che non incontrano i miei favori. Poi però, l’epifania. Il motto epico. Il risveglio della forza. “Aperitivo Cynar. Contro il logorìo della vita moderna”. Eccezionale. Per favore, ricordiamocelo che l’unico modo per sfuggire a questa vita di merda è obnubilare il pensiero con l’alcol. Non potrei essere più d’accordo, anzi a tal scopo mi piegherò anche all’aperitivo bio a base di ortaggi. Beviamo per dimenticare tutto, evviva l’ebrezza, evviva il carciofo!

LINES SETA ULTRA E VAGISIL CREMA

Allora, veniamo un attimo al problema dei problemi femminili. Sicuramente il primo cruccio di una donna durante il ciclo è poter fare la ruota, magari in mezzo alla strada, perché no. Oppure buttarsi col paracadute, anche quella è un’ottima idea quando hai le tue cose. In realtà, in quei giorni non ci va neanche di pettinarci i capelli e uscire di casa, il nostro unico chiodo fisso il più delle volte è ingozzarci di cibo fino all’oblio. E vorremmo poter tagliare gole a caso, quello è il vero pericolo per quanto concerne un eventuale spargimento di sangue. E chi di noi donne non è andata almeno una volta dalla madre a dire “Madre, ho un fastidioso prurito intimo”…voi pubblicitari, siete degli illuminati. Grazie per aver offerto al mondo uno spaccato di vera vita delle donne. Illuminante ed edificante.

LIGHT BLUE D&G

Una donna non conosce la primavera degli ormoni se non ha mai visto la pubblicità che nel gergo della femmina arrapata è definita: “il figo del gommone”. La magica cornice del mare blu di Capri fa da sfondo all’avventura porno di Bianca Balti, molto probabilmente la donna più invidiata della storia, che si fa sgarrupare selvaggiamente in coppa o gommone da un Dio greco il cui fisico ai confini della realtà è coperto solo da una ridicola mutandina bianca, indumento che invero poco ha di eterosessuale. Ma su di lui è come il cacio sui maccheroni. Alla fine del profumo chissenefrega, uno così anche cosparso di Eau de Garage, compreso l’unto sul pettorale. D&G, due buongustai.

BARILLA

Ovvero, come sputtanare in 60 secondi una carriera ventennale. Così Antonio Banderas ha venduto la sua dignità e la sua credibilità da pezzo di manzo ispanico per un pugno di tarallucci. E con questo si potrebbe già chiudere la recensione per raggiungimento del massimo punteggio sulla scala delle tragedie. Come se non bastasse, l’ex Zorro oltre a sfornare flauti si mette pure a parlare con le galline. E la cosa peggiore è che ci crede moltissimo. Ora sì che il nostro disappunto è totale. Ma porca la gallina del Mulino Bianco Antò, altro che prodotti da forno, uno sciamano del peyote sembravi. E quando sembra che la situazione non possa peggiorare, arriva Roger Federer, una leggenda vivente, una divinità, colui il quale ha riscritto la storia del tennis, che si mette a cucinare gli spaghetti al pomodoro. NO. E tra l’altro, cari Barilli, perché, se state pubblicizzando un prodotto italiano, scegliete come colonna sonora il sirtaki, che è greco? Sono giunta alla conclusione che Barilla non sia in realtà un’azienda alimentare ma una terrificante e infallibile associazione di sicari di celebrità.