Il cibo non è solo un mezzo di sostentamento, e influisce direttamente sul nostro umore e sulle nostre risorse anche psicologiche. Da diversi anni, ormai, è visto sempre di più come un’importante fonte di piacere, per il palato e per lo spirito, e una fonte di autogratificazione capace di rendere migliori le nostre giornate. Esso è legato strettamente alla nostra salute, ed è un mezzo potente che abbiamo a disposizione per salvaguardare l’organismo nel mantenere uno stato di benessere. A confermarlo è la stessa comunità scientifica che, negli ultimi tempi, ha orientato le sue ricerche sull’alimentazione e sul controllo dello stile di vita.

Molte patologie degenerative, infatti, sono correlate, positivamente e negativamente, all’alimentazione, e l’interazione nutrienti-organismo potrebbe definire, nell’arco della vita, l’equilibrio tra salute e malattia. Sulla scia di questo trend, negli ultimi anni, sono nate nuove discipline che uniscono scienza e alimentazione e utilizzano le metodologie e le strumentazioni più moderne per identificare le molecole di alimenti che possono ridurre il rischio dell’insorgenza di patologie, e per caratterizzarne i meccanismi di azione: la nutrigenomica e la nutriceutica.

La prima è la scienza che studia i modi in cui il cibo interagisce con il nostro DNA. Le scelte nutrizionali sono in grado, infatti, di influenzare l’evoluzione del nostro codice genetico massimizzandone, ove possibile, il potenziale e riducendo il rischio di contrarre malattie. Secondo la nutrigenomica, attraverso la mappatura dei geni, è possibile identificare gli alimenti che possono avere effetti positivi o negativi sulla nostra salute, aiutandoci a proteggere l’organismo, a conservare la salute e ritardare l’invecchiamento. È recentissima la notizia che negli Stati Uniti è stato messo appunto un test del DNA che permetterebbe di identificare, per ognuno di noi, la Dieta migliore per aiutarci ad invecchiare meglio.

La nutraceutica, invece, è la scienza che studia gli estratti di piante, animali, minerali e microrganismi, che hanno una funzione benefica sulla salute. La definizione di “nutraceutica” è stata ideata dal Dott. Stephen De Felice al termine degli anni Ottanta; si tratta di un settore di ricerca giovane e in grande fermento. Per “prodotto nutraceutico” s’intende “un prodotto isolato o purificato dagli alimenti, generalmente venduto sotto forma di medicinale, e di solito non associato agli alimenti, che sia dimostrato possa fornire un effetto benefico fisiologico o una protezione contro malattie croniche”. Fra gli alimenti più studiati da questa nuova disciplina, ve ne sono alcuni che sembrerebbero essere utili nel contrastare alcune delle patologie più diffuse nella società moderna: ad esempio i lupini, che avrebbero evidenziato effetti positivi sul controllo del colesterolo e della pressione; la soia anch’essa utile nel controllo del colesterolo; il cioccolato amaro che avrebbe dimostrato effetti benefici anche sulla pressione; la berberina, una piante appartenente alla famiglia delle peonie che sta rivelando un azione positiva contro il Diabete e la papaya che avrebbe evidenziato un ruolo positivo nei processi di cicatrizzazione della cute.