Ci sono casi in cui un nome diventa un simbolo, un riferimento mentale a qualcosa che non ha direttamente a che fare con l’origine della parola stessa. Così è per Guernica. Nell’immaginario collettivo Guernica è ‘solo’ un capolavoro. Uno dei massimi capolavori della storia dell’arte moderna, un’opera unica ed una delle più conosciute al mondo. In realtà non tutti sanno che Guernica è una città, la capitale religiosa e storica dei paesi baschi spagnoli ed era il luogo di incontro dell’Assemblea di Biscaglia, riferimento per il movimento per la libertà del popolo basco. Guernica subì un bombardamento aereo a tappeto – tra i primi e più duri – messi in atto dalla Legione Condor (unità della tedesca Luftwaffe). L’attacco ebbe luogo il 26 aprile 1937, durante la guerra civile spagnola, e si concluse con la distruzione di quasi la metà della città, con la perdita di molti civili, tra cui donne e bambini. L’operazione fu decisa con freddo cinismo dai comandi militari nazisti in una città che non era teatro di azioni belliche, e divenne quindi esercizio di potere e atto intimidatorio. Anche Padova subì attacchi aerei, non solo durante il secondo conflitto mondiale. Durante la Grande Guerra la città fu bombardata dall’aviazione austroungarica per ben 19 volte. Ci furono morti e feriti, danni a edifici importanti come il Duomo e il Bastione della Gatta. La città di Padova, oggi città della pace, fu una delle protagoniste della Grande Guerra, quando il fronte era a pochi chilometri e dopo la disfatta di Caporetto, nel 1917, divenne capitale al fronte del Regno italiano e sede dell’Armistizio, firmato dagli Alleati con l’impero austro-ungarico il 3 novembre del 1918, a Villa Giusti alla Mandria. Guernica e Padova si uniscono oggi idealmente, in occasione del centesimo anniversario della firma dell’Armistizio della Grande Guerra, con la mostra “Guernica. Icona di Pace”.

 

LA MOSTRA

Il cartone di Guernica, realizzato da Pablo Picasso e raffigurante la sua opera capolavoro da cui è nato l’arazzo commissionato da Nelson Rockefeller ed esposto all’Onu, arriva a Padova al Museo Della Terza Armata, che presenta cimeli della Prima Guerra Mondiale. In un momento di ricordo della fine di un periodo di tragedia e dell’inizio di una nuova fase di speranza, accaduto cento anni fa, il Guernica ci aiuta a ricordare tutti gli orrori che una guerra porta con sé. La Fondazione Alberto Peruzzo, in collaborazione con la curatrice Serena Baccaglini, ha deciso di fare un omaggio alla città in un momento di grande importanza storica, ed ha deciso di portare a Padova un’opera di assoluto valore, esattamente 100 anni dopo la famosa firma. Il cartone nasce dall’olio di Guernica, oggi stabilmente al Museo Reina Sofia di Madrid, ideato e creato in soli 33 giorni dopo il bombardamento di Guernica nell’aprile del 1937 ed esposto all’Expo di Parigi nello stesso anno. Il Cartone invece viene creato 18 anni dopo nel 1955, quando Nelson Rockefeller stimola Picasso a rifare quell’opera, che aveva subito attirato l’attenzione del mondo intero per la sua forte carica emotiva, la più drammatica denuncia contro gli effetti devastanti della guerra, di ogni guerra. Picasso ‘ridipinge’ il Guernica, questa volta con l’intento che ne sia creato un arazzo, per la realizzazione del quale serve un modello. Quell’arazzo passa poi dalle mani di Rockfeller all’ONU, dove fa presenza fissa nella sala del Consiglio di Sicurezza dagli anni ’60. Entra nelle cronache di tutto il mondo quando Colin Powell, Segretario di Stato all’epoca, fa un perentorio discorso alle Nazioni Unite nel 2003 sulle “prove” per attaccare l’Iraq: l’arazzo viene coperto, quasi ci si vergognasse di quel simbolo contro la guerra esposto durante un discorso filo-bellico. Ma togliendo visibilità alla rappresentazione, viene confermata e rafforzata la straordinaria potenza evocativa e l’ecumenicità del messaggio dell’opera. Dice Serena Baccaglini: “Guernica è un’opera speciale, lo si avverte dal primo sguardo: un’opera monumentale di 27 metri quadrati che non entra nella sua totalità in una sola pagina di un libro. Tutti i personaggi che la animano sono più grandi che in natura, sono situati in uno spazio chiuso, in totale assenza di colore, sei esseri umani e tre animali assemblati in modo che diano subito al primo impatto la sensazione di un mondo in cui domina l’angoscia. Scopriremo che si tratta di un’opera autobiografica di uno spagnolo in esilio: il genio Picasso, divenuta un’icona per il mondo intero!”

L’OPERA

L’opera di notevoli dimensioni (quasi metri 3,5 x 8) fu realizzata in pochi giorni, ma fu preceduta da un’intensa fase di studio, testimoniata da ben 45 schizzi preparatori che Picasso ci ha lasciato. L’opera è diventata negli anni a seguire simbolo di pace, in quanto denuncia delle atrocità della guerra, qualsiasi guerra. Si narra che un ufficiale nazista, alla visione del quadro, chiese a Picasso: “Avete fatto voi questo orrore, maestro?”, e l’artista rispose “No, l’avete fatto voi”. Il Cartone, che deriva dall’olio, non solo viene fatto su carta da pacchi, in 6 strisce larghe come il telaio, per essere modello e guida per la tessitura dell’arazzo, oggi all’ONU, ma è auto-bio il primo di una serie di 26 cartoni dai quali nasceranno altrettanti arazzi, un progetto unico nell’arte del ‘900. Picasso firma tutti i cartoni e gli arazzi accanto al logo di Cavalaire, l’atelier di Jacqueline de la Baume Durrbach la geniale artista “dalle dita d’oro” capace di “tessere un dipinto” trasformandolo in arazzo. La sua straordinaria abilità conquisterà Picasso che affermerà che solo i Durrbach avranno la sua autorizzazione a trasformare le sue opere in arazzi e ne ordinerà per sé alcuni, come le Demoiselles d’Avignon, affermando che “Le tue Demoiselles tessute sono più belle delle mie dipinte”. Il cartone racconta anche più storie, quella di una grande atrocità, ma anche della visione di un immenso maestro, del suo rapporto con un importante mecenate quale Nelson Rockfeller, e della sua collaborazione con la tessitrice per la quale realizzò il cartone e della quale aveva grande fiducia. Vedere il cartone a Padova sarà un po’ come vedere il Guernica, oggi al Museo Reina Sofia, rimanendo emotivamente coinvolti come accade al cospetto dell’olio e di una opera immensa e celeberrima.