Settembre pullula di feste paesane e sagre in tutto il Veneto, e noi non potevamo non parlare di questa tradizione e dei sui avventori tipici, di cui vi restituiamo un elenco con i più significativi soggetti che potrete incontrare nella vostra passeggiata alla sagra.

I NONNINI SULLA PISTA DEL LISCIO

Sono i più belli di tutti e li adoriamo, da sempre e per sempre. Nonostante talvolta la qualità della musica suonata non sia eccellente, sono sempre pronti a risollevare il livello con aggraziatissimi passi di danza di cui ahimè solo loro ormai detengono un’approfondita conoscenza. Che poi io li ho osservati per anni alle sagre di paese… ma non sono mai riuscita a trovare differenze fra i passi di una Polka o di una Mazurca. Ma chi sono io per sentenziare sulle movenze delle bellissime signore con i sandaletti anni 50 e le collane di perle e i loro mariti leggiadri e romantici come nessun giovane uomo al giorno d’oggi sa essere? E quindi, perdiamoci ad ammirare i loro vorticosi giri di pista e i loro sguardi assorti nella trance agonistica. Perché sicuramente tra queste coppie di ballerini scorre una competizione che nemmeno fra Croazia e Francia alla finale dei mondiali.

I BAMBINI ESTATICI SUL BRUCO MELA

Se seguirete la scia di urla infantili ai limiti della barriera del suono, quasi sicuramente vi ritroverete di fronte al bruco mela. La giostra da cui i bambini di tutto il mondo sono attratti e allo stesso tempo terrorizzati fin dalla notte dei tempi. Le scene tipiche in questa zona della sagra generalmente sono: bambino che vomita gli gnocchi al ragù, bambino che quasi tira giù i calzoni del padre al grido di “Ti prego ti prego l’ultimo giro”, bambino che piange disperatamente giurando dentro di sé che ucciderà qualsiasi forma di millepiedi si presenterà al suo cospetto da quel momento in avanti, genitore A o B che si fruga in tasca o in borsa per vedere se all’alì gli hanno cambiato suffcienti monetine per rifinanziare il debito pubblico della Grecia a suon di giri in giostra, genitore C alla ricerca di figlio del genitore D che nel frattempo si sta ubriacando di sgroppino qualche stand più avanti

L’ANIMALE DA GIOSTRE

Lo riconoscerete dallo scintillio dei suoi orecchini e dal bianco accecante delle sue ginniche, acquistate proprio in occasione della fiera. Lo trovate sempre immancabilmente al tiro a segno intento a vincere orrendi gadget per la sua amata, che lo incita in minigonna e zeppe, alla macchina dei pugni o alla giostra del basket a gareggiare con gli amici, in piedi sul Tagadà a dominare la scena, oppure agli autoscontri, dove solitamente rimorchia donne tramite danze di corteggiamento antichissime che consistono nel muovere il pugno verso l’alto con le gambe divaricate a tempo di musica. Ah, ai miei tempi persi la testa anche io per un paio di questi bulli delle giostre. Sempre così profumati di Axe e tirati come le fionde, danno un senso agli autoscontri e anche alla musica degli autoscontri. Le loro pettinature sono oggetto di studio ai master per parrucchieri Jean Louis David di Parigi.

IL MANGIATORE DI COSTICINE PROFESSIONISTA

A lui non interessa quanta fila c’è da fare, quante macchine agricole ci sono da fotografare, se piove o ci sono 35 gradi con il 200% di umidità. Lui è lì per un motivo e uno solo: all you can eat da primato di salsicce e costine. Lui ha aspettato un anno intero per presentarsi alla sagra e dimostrare che i vegani sono solo un’orrenda depravazione del genere umano. Se è un vero squalo da competizione, aprirà lo stomaco con doppia porzione di bigoli. Diverse poi sono le scuole di pensiero riguardanti l’accompagnamento liquido al pasto: c’è chi ama le caraffe di rosso, e chi invece sceglie il boccalone di birra, che agevolerà anche l’uscita di gas dovuta alla voracità con cui l’osso del povero porco sarà aggredito. Questa categoria di avventori può essere individuata dal nero della carne abrustolita sulle mani e dallo strato di grasso che contorna le fauci in stile It Pagliaccio assassino.

IL MATTO / MATTA DELLA SAGRA

Ad ogni fiera che si rispetti non mancano mai soggetti d’interesse scientifico. Diverse sono le tipologie, qui di seguito elencheremo le più frequenti. Si parte con quello che in linguaggio tecnico viene denominato “il vecio imbriagon”: egli vaga tingendo di biondo i capelli di chi gli si pari davanti a colpi di rutti al raboso, o tentando di sedurre la cassiera al banco delle bevande con romanticissime proposte di matrimonio. A nulla porterà ad interpretare le poche sconnesse parole che usciranno dalla sua bocca.. forse si riferiscono ad un glorioso passato, a cui ripensa con tenera nostalgia. Vi è poi l’insultatore degli empi, il cui compito è moralizzare più persone possibile; questo compito viene svolto offendendo con volgarità irripetibili il malcapitato passante per un look giudicato inappropriato, perché fuma una sigaretta o perché bacia la propria bella in pubblico. PORCI! Chiudiamo col soggetto conosciuto come “Tony Manero/Carla Fracci de nialtri”: un rinoceronte prestato alla danza che si scatena in pista molestando gli altri ballerini e dando sfoggio della propria scordinatezza al limite dell’estremo seguendo un ritmo tribale in nessun modo collegabile alla musica suonata in quel momento. Insomma, i matti della sagra sono tanti, ma senza di loro, che sagra sarebbe?