INTERVISTA AD ASIA – 17ENNE

  • QUANTO TEMPO TRASCORRI SUI SOCIAL?

“Consulto i social, in media, circa un’ora al giorno. Soprattutto nei momenti in cui non ho niente di particolare da fare, come alla sera, quando mi corico”.

  • QUALI SOCIAL UTILIZZI MAGGIORMENTE?

“Mi piace soprattutto Instagram, dove si pubblicano foto o storie che durano 24 ore. Su Instagram puoi vedere chi vuoi senza doverlo seguire, mentre considero Facebook più una perdita di tempo, perché c’è poca selezione e non mi serve a niente. Uso molto WhatsApp, e rispondo al telefono ogni volta che arriva un messaggio, dato che il telefono è sempre a portata di mano”.

  • COME CONSIDERI I SOCIAL?

“Non li considero né come una cosa negativa, né come un’opportunità. Sono, più che altro, un’abitudine con la quale siamo praticamente nati, e preferisco decisamente interagire direttamente con le persone piuttosto che stare a guardare uno schermo”.

  • COSA TI PIACE PUBBLICARE SUI SOCIAL?

“Mi piace pubblicare le mie foto, ma se fatte bene. Su Instagram pubblico spesso delle storie di un giorno, che parlano di piatti di cucina particolari che mi capita di assaggiare nei ristoranti dove vado”.

 

INTERVISTA AD ANDREA MAGNANI – PSICOLOGO E FORMATORE

  • COSA ACCADE ALLA NOSTRA MENTE QUANDO SI AVVICINA AI SOCIAL NETWORK, AI QUALI I GIOVANI SONO MAGGIORMENTE ESPOSTI?

“I social funzionano attraverso un meccanismo di ‘riprova sociale’: i like che arrivano ad un determinato post, i follower che ci seguono. Il nostro cervello si è sviluppato attraverso un circuito definito ‘della ricompensa’. Ogni volta che possiamo ottenere una ricompensa, che in questo caso non è cibo, ma moneta sociale, questa parte del nostro cervello si attiva e ci spinge a mettere in atto quell’azione. Per tradurre nel concreto, pensiamo a cosa accade, spesso, quando pubblichiamo un post: si continua ad accedere al social in modo compulsivo, per vedere se qualcuno ci ha dato attenzioni. In tal modo, si sviluppa una vera e propria dipendenza. Le persone non sono più libere di stare concentrate su altro o, addirittura, di prendersi un momento di pausa perché prendono i mano il cellulare e accedono in modo automatico ai social. La facile reperibilità (il telefono è portatile e può stare sempre con noi), la possibilità di relazionarsi con una grande quantità di persone contemporaneamente, rende questo strumento particolarmente insidioso. E la dipendenza è molto difficile da scardinare”.

  • QUALI SONO I RISCHI DERIVANTI DA UN USO ECCESSIVO DEI SOCIAL?

“Il tema fondamentale, in questo caso, è quello della dipendenza. Se fossimo educati ad usarlo con moderazione, non ci sarebbero problemi. La prima conseguenza è di ordine sociale. Per ‘tanto tempo’ significa avere meno tempo da passare con persone in carne ed ossa. Eppure, il nostro sistema morale si sviluppa attraverso le relazioni dirette. Dico qualcosa e vedo la reazione emotiva della persona che mi sta di fronte: questo crea un’esperienza di causa – effetto tra le mie azioni e le conseguenze. Nel mondo virtuale i neuroni specchio non trovano alcuno che vi si specchi (se non già deformato dal filtro multimediale). Dunque, soprattutto per i bambini e i ragazzi, ci troviamo di fronte ad una svolta epocale che potrebbe avere conseguenze molto pesanti. Ma ad essere minacciata non è solo l’ intelligenza relazionale: anche l’intelligenza emotiva è minacciata dai social. Per evitare la sofferenza, soprattutto quella emotiva, l’uomo ha sempre trovato il modo di ‘andarsene via’: c’è chi si chiude per non sentire, chi si perde nei pensieri, chi fugge attraverso l’iperattività. In questo senso i social sono uno strumento estremamente potente che ci porta lontano dall’essere presente: tolgono la possibilità di fermarsi per ascoltarsi, anche per vivere la tristezza, il dolore emotivo. Ricordiamoci che dove non vi sia l’abilità di sostare nelle sensazioni che definiamo negative, si perde anche l’abilità a sperimentare le gioie vere, e la nostra vita emotiva si appiattisce”.

  • QUALI ALTRI RISCHI CORRE CHI UTILIZZA PER TROPPO TEMPO I SOCIAL?

“Ci sono anche conseguenze legate alla salute e all’esposizione alle onde elettromagnetiche. La dipendenza ci porta ad essere continuamente esposti, addirittura giorno e notte, e conseguenze pragmatiche ma non meno importanti. La dipendenza porta ad interrompere continuamente le proprie attività per rispondere ai messaggi. E questo riduce la nostra efficienza sia nel lavoro, che a scuola”.

  • COSA È POSSIBILE FARE PER ARGINARE QUESTO FENOMENO?

“Per quanto riguarda le cure, è necessario partire dalla consapevolezza che si tratta di una dipendenza. Come per la dipendenza da droghe, la maggior parte delle persone negherà di trovarsi in questa condizione. E si opporranno con tutte le forze ad un cambiamento. Una prima strategia che si può utilizzare è basata sul buon senso: ossia rendere il telefono meno disponibile. Annullare il volume delle suonerie e tenere il telefono lontano, magari in un’altra stanza. A intervalli di tempo, ad esempio una volta all’ora, andare a vedere il telefono e dedicarsi 10 minuti per fare tutto quello che dovremo fare. Scopriremo che una delle scuse per cui non lo facciamo, ossia che magari ci cerca qualcuno, non regge: non succederà nulla se quella persona la richiamiamo entro un’ora. Su come intervenire per limitare l’uso ai nostri figli, ovviamente dipende dall’età. Ma si tratta di concedere dei tempi definiti, cosa difficile perché questo coinvolge l’organizzazione del genitore che deve diventare un po’ un controllore oltre a tutti gli impegni che ha. In ultima analisi, serve una forte motivazione”.