Il ritratto di Dorian Gray”: un romanzo, quello di Oscar Wilde, che ha conquistato dalla data della sua pubblicazione, il 20 giugno 1890, generazioni, divenendo celebre. Il tumulto emotivo in cui si muove il suo protagonista, la gioventù cui lega un destino ineluttabile e a tratti cupo, la bellezza che diviene pura ossessione, la vita, parametro con cui confrontarsi, mettendo in gioco che tipo di essere umano divenire, l’immortalità tentazione cui finisce per soccombere, sono elementi che hanno colpito nel profondo tutti quelli che lo hanno letto, quando, immergendosi nelle sue pagine, ne hanno assaporato quel fascino ambiguo, percependo la linea sottile che divide bene e male, e che Dorian valica inesorabilmente senza via di ritorno. Apre una discussione dentro di sé il romanzo, e a tali pagine, al capolavoro di Wilde, l’autore irlandese, da cui sono nate negli anni trasposizioni cinematografiche, teatrali, su fumetto, musical, balletti, sceneggiati televisivi, album, nuovi manoscritti, si ispira altresì l’opera di teatro musicale che arriva alla Fenice, a Venezia, con tre repliche, il 3-4-5 agosto: “Dorian Gray. La Bellezza non ha pietà”. A presentarla, nel settantesimo anno della sua carriera, troviamo la firma illustre di Pierre Cardin, lo stilista-designer, novantacinquenne, che, oltre a produrla, ne ha pure curato i costumi, e che, al di là della fama raggiunta, a livello mondiale, nell’ambito della moda e dello spettacolo, e della cittadinanza francese acquisita, è un veneto doc, nato a Sant’Andrea di Barbarana, frazione del comune di San Biagio di Callalta (Treviso), innamorato di Venezia. Uno spettacolo che ha toccato i teatri più importanti italiani, partendo con un’anteprima nazionale al Teatro Sistina di Roma lo scorso 1° febbraio, per proseguire con successo, lungo le tappe, che lo hanno visto protagonista, a Torino al Teatro Colosseo, a Milano al Teatro degli Arcimboldi, a Bologna al Teatro Il Celebrazioni, a Firenze al Teatro della Pergola, a Bari al Teatro Petruzzelli, a Napoli al Teatro San Carlo, per tornare a casa, a Venezia. Sì, a casa, visto che “Dorian Gray – La bellezza non ha pietà” viene messo in scena per la prima volta, il 20 novembre 2016, in anteprima mondiale, proprio alla Fenice, cui seguirono, visto il buon riscontro che ottenne, una serie di date, lungo il 2017, fuori dai confini italiani: a Barcellona in Spagna, Astana in Kazakistan, Atene in Grecia. Dopo la tournée internazionale, rodata la squadra e la produzione, lo spettacolo si è spostato, in questo 2018, lungo la penisola, per ritornare, come tappa finale, nella sua Venezia, da dove tutto ebbe inizio.

I GIOVANI TALENTI CREATIVI ITALIANI CHE HANNO LAVORATO ALL’OPERA

Un giro per l’Italia e per il mondo, dunque, quello fatto dall’opera composta, testi e musiche, dall’autore e compositore padovano Daniele Martini. Uno spettacolo che unisce un approccio moderno e in parte tecnologico, alla poesia e alla ricerca introspettiva del testo. La sua messa in scena, originale e sofisticata, che utilizza anche le innovative tecniche di mapping, è al servizio delle parole e dei brani musicali che racchiudono l’essenza del romanzo. A lavorare allo spettacolo giovani talenti creativi italiani: la regia è di Emanuele Gamba, che negli anni ha inanellato collaborazioni con Dario Fo, Bob Wilson, Micha Van Hoecke, Jonathan Miller, fino a firmare la regia di apprezzatissimi spettacoli di culto come “Across The Universe” e “Spring Awakening“. Ad interpretare Dorian Gray c’è Federico Marignetti, che si è già fatto notare da giovanissimo proprio come protagonista di “Spring Awakening” (Melchior Gabor) e del “Romeo & Giulietta” di David Zard (Romeo dal 2014 al 2016), purtroppo scomparso lo scorso 27 gennaio. Federico, unico personaggio dello spettacolo, è affiancato in scena da un danzatore contemporaneo Thibault Servière, francese, che rappresenta l’anima nascosta di Dorian. «Nel corso della mia carriera ho sempre avuto un occhio di riguardo per i giovani talenti – racconta Monsieur Cardinho scoperto e offerto a tantissimi artisti la possibilità di esprimersi, di sprigionare sino in fondo la loro creatività nei miei spazi culturali, senza mai condizionarli: perché il rispetto per il talento esige anzitutto che sia lasciato libero. Ai molti giovani, che ancor oggi vengono a chiedermi dei consigli, dico sempre che devono avere il coraggio di osare, se del caso anche di provocare: senza paure e senza mai copiare! Un vero artista non può limitarsi a sognare ma deve adoperarsi quotidianamente per tradurre i sogni in realtà, senza scendere a patti con nessuno. A differenza di quanto ha fatto Dorian Gray». «È uno spettacolo tutto italiano creato da uno staff di professionisti giovani – precisa il produttore Rodrigo Basilicatiquesto perché vogliamo dare visibilità alla creatività italiana esportata nel mondo e come produttori abbiamo voluto le cornici più autorevoli, che si sentissero onorate di celebrare questa caratteristica unica che mio zio (Pierre Cardin) nella sua carriera non ha mai dimenticato».

UN RACCONTO PISCOLOGICO E SPIRITUALE CHE SEDUCE NELLA SUA MESSA IN SCENA

L’opera italiana, sottotitolata in inglese, seduce lo spettatore in un racconto psicologico e spirituale sui temi romanzati da Wilde, tra intensi monologhi teatrali e arie musicali di vario stile: dall’orchestrale al rock contemporaneo. Il protagonista e la fisicità della sua anima sono immersi in videoproiezioni e disegni di luce che formano geometrie oniriche proiettate su più livelli di profondità. Lo spettatore entra quindi in un rapporto intimo ed emotivo con il protagonista, fino a condividere empaticamente la sua stessa vicenda umana, così attuale anche per la società contemporanea. «Dorian Gray per me è una sfida bella e intensa sia a livello fisico che psicologico – sottolinea Federico Marignetti, il suo protagonista – un’ora e trenta sempre in scena senza sosta sono una bella opportunità di crescita e sicuramente anche un grande divertimento». E la sfida Marignetti la vince, perché in scena è davvero bravissimo, ed è dotato di una voce avvolgente, potente, brillante, che non può che colpire lo spettatore. Lo spettacolo racconta la bellezza e le ossessioni di un’icona perfettamente attuale. La narrazione prende inizio nel momento in cui Dorian ha già compiuto trentotto anni ed è ormai un uomo maturo. Anche se il suo aspetto è immutato nel tempo, la sua anima, intrappolata nel dipinto che tiene nascosto da anni, porta segni mostruosi e inconfondibili di eventi inconfessabili. Ognuno di questi segni ha una storia, un’emozione, che Dorian rivive man mano che riflette sul vissuto, a cominciare dall’incontro con la propria bellezza. «Ho voluto mettere in scena una simbologia ricca e densa – racconta il regista Emanuele Gambache si è ispirata alle suggestioni di Wilde e a quelle del mondo della moda nel ruolo dei tessuti e dei colori, per stimolare lo spettatore a una condivisione sensoriale e onirica delle domande esistenziali più profonde del protagonista».

SIAMO CIRCONDATI DA MIGLIAIA DI DORIAN GRAY, IN OGNUNO DI NOI C’È UN PO’ DORIAN GRAY

«Siamo circondati da migliaia di Dorian Gray – secondo l’autore, Daniele Martiniche non hanno lo specchio ma il selfie stick. Si guardano e si fotografano in attesa che si confermi la loro esistenza. Almeno una volta nella vita tutti siamo stati Dorian Gray, Lord Henry Wotton (il suo amico, nonché diavolo tentatore), Basil Hallword (pittore e autore del suo ritratto), a volte addirittura il ritratto che giudica con occhio severo e fa da specchio all’anima. Alla luce di questo ho scelto volutamente di mettere in scena un solo personaggio che racchiudesse tutti questi. Federico Marignetti ha colto una sfida attoriale e musicale molto complessa». Se anche voi siete rimasti intrappolati, e ammaliati, dalla figura di Dorian, allora “Dorian Gray. La bellezza non ha pietà”, a Venezia, vi aspetta per farvi entrare in quel luogo oscuro e a volte inesplorato, dove le sicurezze vacillano, e le domande si accavallano, che alberga in ognuno di noi, con cui fare i conti, tutti i giorni, con cui capire cosa si è, o chi si è diventati: l’anima.