Siamo ormai in piena estate, abbiamo messo via da un po’ i maglioni di lana e la voglia di stare all’aperto è sempre più forte, godersi il sole, fare sport hanno, almeno per qualche mese, sostituito Netflix.

 

Il Veneto in tal senso offre un sacco di opportunità, siamo una terra fortunata e, con poca strada possiamo godere di mare, montagna, colline e laghi; territori incredibili che forse tendiamo a sottovalutare e che il mondo ci invidia, basti pensare alle Dolomiti o al lago di Garda.

 

Questa diversità permette anche una ricca attività all’aria aperta, molti sono gli sport praticati, alcuni noti da tempo, altri nuovi o diffusi recentemente. Tra questi l’ormai consolidato paddle, gioco argentino che potremmo definire come una via di mezzo tra squash e tennis e che arrivò nella nostra regione molti anni fa quando un maestro argentino che insegnava a Costabissara, paesino in provincia di Vicenza, propose al circolo di costruire un paio di campi.

Da lì un po’ alla volta la diffusione fino a diventare praticabile ormai in ogni città; il paddle è un gioco molto coinvolgente, veloce, che predilige lo scatto e i riflessi, sicuramente un’attività divertente da giocare rigorosamente in quattro, da provare anche solo per curiosità, attenzione però, può creare dipendenza… conosco persone che ci giocano anche cinque giorni la settimana!

Un altro sport che per noi è relativamente recente è il kitesurf (letteralmente surf con l’aquilone), in cui si usa una tavola e ci si imbraga con una vela che crea la spinta usando ovviamente il vento e permettendo di manovrare grazie a un trapezio. Tra i posti migliori al mondo in cui praticarlo c’è il Brasile e non potevamo perderci l’occasione di intervistare un italiano che vive lì e che lo pratica ormai da tempo.

Il nostro kitesurfer si chiama Carlo Crippa, milanese di origine; quando era un giovane fotografo gli venne assegnato un servizio in Colombia…non tornò mai più, inizio a girare il continente visitando vari paesi per poi stabilirsi a Canoa Quebrada, in Brasile, uno dei paradisi naturali della nazione, dove trovò l’amore e aprì una posada che decise di chiamare Tranquilandia. Carlo è un personaggio che non passa inosservato, noto al pubblico di MTV, con il soprannome di Perù (in brasiliano tacchino), per aver partecipato ad adottata, reality in cui una vj brasiliana viene ospitata da una famiglia per una settimana. Carlo pratica da alcuni anni il kite, ci ha spiegato che si compone di tre elementi principali: la vela che può essere di varie dimensioni a seconda del vento (con poco vento si usa una vela n. 12, più aumenta il vento e più si usa una vela piccola, ad esempio per un vento di 30 nodi si usa una vela n. 6), una barra con dei fili lunghi da 24 a 30 metri per il controllo della vela, un trapezio che si mette in vita dove si aggancia la barra e la tavola che può essere di due tipi, bidirezionale o monodirezionale.

La vela prima di entrare in acqua viene gonfiata con una pompa sia per sostenere meglio la struttura, sia per galleggiare in caso di caduta, perdita della tavola, ecc…è sicuramente uno sport impegnativo, non va preso alla leggera e per praticarlo si deve essere preparati, obbligatorio quindi seguire un corso che prevede un ciclo di 10 ore di lezioni teoriche prima di provare il “decollo”, termine gergale che definisce quando ci si stacca dall’acqua. Se non si ha il pieno controllo del kite in un secondo si può essere sbalzati di 300 metri, andando a finire anche sulla terra ferma.

Il prezzo medio dell’attrezzatura completa va dai 1.000 ai 3.000 euro, non è quindi uno sport economico, ma una volta imparato e fatto l’investimento iniziale i costi operativi sono poi molto bassi.

Carlo si appassionò al kite circa quindici anni fa, quando andò a vedere i mondiali che si svolgevano in Brasile, da prima come fotografo seguendo tre mondiali e poi sponsorizzando anche degli atleti, ma senza praticare. Ma la curiosità era troppo forte, cominciò timidamente a provare, abbandonando però ogni volta per le troppe cadute: costole incrinate, caviglie slogate, pelle grattugiata dalle strisciate sulla sabbia. Un giorno vide un tipo fare kite e si disse “se ce la fa lui ce la posso fare anch’io”, da lì cominciò a praticarlo seriamente, all’età di cinquantasei anni. Ci spiega che se si tiene il kite a ore dodici (termine aeronautico che indica la posizione di fronte a noi, in questo caso sopra) non ha potenza, appena si sposta lateralmente la vela inizia a subire l’effetto del vento trascinando tavola e surfer, quando il kite “si mette in moto” viene istintivo tirare la barra verso di noi, bisogna invece allontanarla, seguire il suo andamendo e controllarlo allo stesso tempo, senza irrigidirsi.

Imparare non è facile, ma una volta fatto poi risulta molto più semplice, la prima cosa da affrontare è senza dubbio la partenza, che può essere fatta da seduti o in piedi, seguendo le regole prima elencate per decollare, mettendo la tavola nella direzione del vento e non trasversale a esso. Come dicevamo è uno sport pericoloso e, oltre alle varie cadute, Carlo si è trovato in situazioni complicate dalle quali uscire, come quella volta che andò in acqua nonostante ci fosse il vento così detto terral, che arriva appunto da terra e soffia verso fuori precludendo quindi la direzione di spinta verso riva, ad un certo punto il vento smise di soffiare e il kite cadde (Carlo quella volta era pure privo di giubbotto salvagente, mai uscire senza), si attaccò al kite (ha dei ganci apposta), nel frattempo però i fili si attorcigliarono attorno alla barra e la tavola scivolò via allontanandosi da lui e lasciandolo senza un supporto galleggiante per tornare indietro. Iniziò quindi a nuotare verso riva trascinando kite (che nel frattempo si era sgonfiato) e trapezio, dopo mezz’ora per fortuna vide la tavola passargli davanti a cinque metri di distanza, una volta recuperata nuotò per tre ore prima di tornare a terra.

Parlandoci, ascoltando i suoi racconti si capisce che è una di quelle persone che ama provare, scoprire, conoscere, mettersi in gioco e così ha fatto anche nel kitesurf, praticando kite nei più bei posti del mondo, dal Messico alle Hawaii e lo scorso anno vivendo un’esperienza unica: l’Iron Macho (già il nome è eloquente), competizione in cui i venticinque partecipanti in cinque giorni percorrono più di quattrocento chilometri in kite, lungo le coste del Brasile, un’esperienza che Carlo ricorda con molta emozione, uno di quegli attimi che ti restano impressi, indelebili, per la fatica provata fino a piangere, il momento difficile in cui ti viene da mollare e la convinzione subito dopo del potercela fare, la gioia nel vedere che la fatica e la determinazione vengono ripagate una volta arrivati, abbracciando i compagni, sentendosi parte di qualcosa di unico, tanto che ancora ora quando ne parlasi emoziona. Se vi è venuta la curiosità potete quindi andare a trovare Carlo in Brasile e alloggiare alla sua posada (tranquilandia.it) facendo kitesurf sulle stupende spiagge di Canoa Quebrada, vi consiglio luglio, agosto e settembre come mesi migliori.

Qui da noi ci sono posti molto interessanti in cui fare kite, sicuramente da non dimenticare il lago di Garda, per ogni info potete visitare il portale dedicato: gardakitesurf.it, se invece preferite il mare Sottomarina è riconosciuta come una delle dieci migliori spiagge del nostro amato Stivale.