Sono passati 7 mesi dalla disfatta contro la simpaticissima Svezia che ci ha negato la qualificazione ai Mondiali di calcio per la prima volta dal 1958, lasciando Gigione Buffon in un mare di lacrime amare e noi telespettatori impietriti davanti a uno scenario inimmaginabile fino al giorno prima: una Coppa del Mondo senza l’Italia. Più si avvicina il fischio d’inizio e più la depressione si fa lancinante al pensiero che forse solo noi, la Kamchatka e la Jacuzia (anzi, a dirla tutta loro fanno parte del Paese ospitante!) non saremo presenti alla grande liturgia calcistica che si compie ogni 4 anni, culto estivo fatto di rituali conviviali e scaramantici di cui noi Italiani siamo sempre stati i massimi rappresentanti. Quindi, se ancora non avete elaborato il lutto di non poter sventolare il bandierone tricolore dal terrazzino manco foste in ambasciata, ecco 5 valide motivazioni per seguire ugualmente i prossimi Mondiali in Russia al grido di: “Su, giocatore mondiale, dai, tira una cannella”.

  1. LEO VS CRISTIANO

Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, ovvero la rivalità calcistica più avvincente dei giorni nostri: da un lato il talento cristallino e geniale della Pulce, dall’altro l’infallibile macchina da gol immatricolata come CR7. Il duello a distanza non ha ancora dato risposta all’annosa domanda: chi dei due è il più forte? 5 Palloni d’Oro e 4 Scarpe d’Oro a testa, entrambi hanno superato abbondantemente l’incredibile cifra di 600 gol segnati in carriera, la maggior parte siglati nella Liga spagnola dove militano. Unico calciatore ad aver vinto nello stesso anno solare la Champions League, l’Europeo (chi l’avrebbe mai detto?), il Mondiale per club e il Pallone d’oro, a Cristiano manca solo il Mondiale per poter dire di aver collezionato tutto, ma proprio tutto il cucuzzaro. Per Leo invece sollevare la Coppa dorata al cielo sarebbe una dolce rivincita dopo la clamorosa petuffata ricevuta in extremis dalla Germania nella finale 2014. Soprattutto, il successo conferirebbe a uno dei due lo status di divinità indiscussa di questo sport. Ai posteri l’ardua sentenza.

  1. ISLANDA PER SEMPRE

Con 335mila abitanti (per capirci, poco più di quanti ne ha Bari) l’Islanda è la nazione più piccola ad essersi mai qualificata ai Mondiali. E lo ha fatto da capolista di un girone de fuego che includeva squadrette scarse tipo Ucraina, Turchia e Croazia. Già Cenerentola in scarpini degli ultimi Europei, dove arrivò ai quarti di finale sbarazzandosi dell’Inghilterra, la nazionale venuta dal ghiaccio ha conquistato chiunque grazie alla suggestiva coreografia del Viking Clap, coro mono gutturale accompagnato dal battito ritmato delle mani con cui i giocatori si congedavano a fine partita. Con un CT dentista di professione, un portiere videomaker e la totalità dei propri tifosi che è parente/vicino/amico di almeno un giocatore della rosa, gli Islandesi si propongono come mina vagante da tenere d’occhio in Russia. Dai, e poi sembrano tutti usciti da una puntata de Il Trono di Spade, come si fa a non tifarli?? Forza Vichinghi, Summer Is Coming!

  1. PERCHÈ IL MONDIALE ESISTE ANCHE SENZA IBRA

Ammettiamolo, la ferita è ancora aperta e la Svezia non è di sicuro la nostra squadra preferita sin dai tempi del celeberrimo biscotto danese agli Europei del 2004. Aggiungiamoci anche che nel 1958, ovvero l’ultima volta che non ci siamo qualificati, il Paese ospitante era la patria dell’Ikea, quindi evidentemente non è proprio cousa. Con tutte le macumbe che gli abbiamo lanciato sono finiti in girone con la Germania e senza il suo top player uno e trino le probabilità di sopravvivenza dei gialloblù sono esigue quanto quelle di un pesce rosso nella vasca dei Pirahna. Ma permettersi di non convocare sua eminenza Zlatan Ibrahimovic per manifesto delirio di onnipotenza (“il Mondiale senza di me non è un Mondiale”) è un ammirevole gesto d’orgoglio. Touché.

  1. PERCHÈ NON È DAVVERO ESTATE SENZA MONDIALI

Piccolo elenco di ciò che ci mancherà quest’estate: 1) niente grigliate ad alto tasso alcolemico per stemperare l’attesa pre partita in cui volano pronostici che manco la Pizia; 2) niente sportellate per accaparrarsi i posti migliori sul divano a costo di rompere amicizie decennali; 3) niente raduni massivi a casa di Tizio, che poi manco sai chi è Tizio ma tanto siamo tutti Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta e va bene porta pure Scipio che dove la guardano cinque la guardano dieci; 4) niente follia collettiva davanti al maxischermo in piazza, quando ad ogni gol scatta l’abbraccio di gruppo. E soprattutto si può uscire per strada cantando a squarciagola poporopopopoopooooo senza venire arrestati. Tranquilli, possiamo sempre rifarci con i Mondiali in Qatar nel 2022. Se non fosse per un piccolo dettaglio: saranno il primo Campionato del Mondo invernale, a dicembre. Addio grigliate, addio esultanza in motorino, al massimo faremo un pupazzo di neve con la maglia di Bonucci. Vale la pena quindi sognare con Leo&Cristiano.

  1. ED ECCO CHE SI TIFA LA SQUADRA SIMPATIA

Svincolati da ogni impegno nazionalpopolare è lecito parteggiare per la squadra che ispira maggiore simpatia (tranne la Svezia, ovviamente. E la Germania, che non è simpatica per definizione. Ah, e anche la Francia per quella cosetta di Zidane). Ad esempio si può tifare per la nazione con più esponenti della propria squadra del cuore (mettetevela via che dopo un campionato da brocchi ai Mondiali si trasformeranno magicamente in fenomeni) o proclamarsi allenatori in pectore della Costa Rica o della Nigeria, sai mai che fanno il botto. In alternativa si possono adottare criteri altamente scientifici quali il colore della maglia che più vi piace, l’estrazione a sorte, il tasso di gnoccaggine delle mogli dei giocatori (o dei giocatori stessi!), la meta del prossimo viaggio estivo. Qualunque sia il motivo l’importante è non snobbare questo grande evento sportivo dal fascino fanciullesco, perché anche davanti a Panama-Tunisia si può celebrare un’allegra serata fantozziana a base di frittatona di cipolle, familiare di Peroni ghiacciata e rutto libero. Buon Mondiale a tutti!