Polesine e cinema un binomio dalle radici profonde, con opere di incredibili autori, è quello che va in scena a Rovigo a Palazzo Roverella con un’esposizione che ha la preziosa curatela di Alberto Barbera, il direttore della Mostra del Cinema di Venezia. Ed è proprio lui il giorno prima dell’inaugurazione di “Cinema! Storie, protagonisti, personaggi. Raccontare il Polesine” – lo scorso 24 marzo e fino al 1 luglio 2018 – che fa da speciale guida ai giornalisti lungo questo percorso cronologico che come dice “parla da sé, è multimediale, ha molti materiali per rendere la diversità e l’articolazione con cui il cinema si è rapportato a questo territorio dalle peculiarità specifiche. Foto di scena, di set, oggetti, locandine, manifesti, video per 14 sale d’esposizione a tema o dedicate a un autore, più 2 sale di proiezione con film rari e soprattutto documentari storici rilevanti. Si inizia con l’esordio incredibile di quel che è stato il neorealismo italiano, che per la verità – come precisa lo stesso Barbera – non coincide con Roma Città Aperta (’45), come spesso si pensa, ma proprio con Ossessione di Luchino Visconti, e il documentario Gente del Po di Michelangelo Antonioni, usciti fra l’inverno e la primavera del ’43.  Il fi lm di Visconti, girato fra l’estate e l’autunno del ‘42, osteggiato dal regime, che non amava l’arretratezza con cui veniva rappresentato il territorio, visto che la propaganda fascista preferiva venisse rappresentata la caccia alla lepre in Polesine, e non voleva certo la sua realtà” è ispirato a Il Postino suona sempre due volte – il romanzo omonimo di James M. Cain, trasposto nel ’46 sul grande schermo da Tay Garnett, con Lana Turner e John Garfield, protagonisti. Visconti gira lontano da Roma, con grandi difficoltà, Mussolini dopo averlo visto dà il via libera, più che altro per non alimentare le polemiche, e la pellicola viene poco distribuita, ma suscita un’enorme impressione nel panorama del cinema italiano, aprendo al filone neorealista, da una parte, anche se dall’altra se ne distacca pure, essendo di fatto un noir”.  In mostra ci sono le foto di Ossessione di Osvaldo Civirani, un grande fotografo di scena, che arrivano da Crotone, da Milano, da Roma, dal Museo Nazionale del Cinema di Torino.  “Nel ‘39 Antonioni è un critico – continua Barbera – scrive di cinema e vuole fare un film sulla realtà e sulla repressione, raccoglie materiale per il suo documentario Gente del Po, progetto di quell’anno, che riprende dopo la guerra, e di cui purtroppo restano solo 9 minuti, ne avrebbe voluti girare 50. Da lì inizia il suo amore per il Polesine, che lo farà tornare più volte, come nel ’57 con Il Grido che riassume la grandezza del cineasta. “Non conoscevo il Polesine – precisa il direttore della Mostra del Cinema – avevo solo qualche idea in testa grazie ai film di Carlo pensare a quest’esposizione abbiamo fatto una scelta per cui ci fossero i film girati sul Delta, e per Delta si intende tutto il Delta, anche la parte ferrarese, e sono moltissimi, poiché è un tesoro unico, al di là di qualsiasi rivalità, decine di documentari, sceneggiati, è un percorso di una ricchezza straordinaria, il cui fascino è spesso legato proprio a questa sua marginalità, lontano dalla cementificazione, è anche un viaggio nel tempo negli anni ’50 e ’60. Vi è la versione integrale di Gente del Po che passa in loop con uno sguardo al Polesine e alcune clip di Deserto Rosso (’64), de Il Grido”. Paisà di Roberto Rossellini è un film a episodi, del ’46, fa parte della Trilogia della guerra antifascista, e si conclude nel Polesine, del resto sua madre era polesana”.  Partendo da una sceneggiatura scritta con Antonioni, nel 1947, Giuseppe De Santis firma Caccia tragica, con un occhio al cinema d’azione americano, e nel 1948 tocca a Il mulino del Po di Alberto Lattuada, mentre Agnese va a morire, dal romanzo della scrittrice emiliana Renata Viganò, è del ’76 diretto da Giuliano Montaldo. All’inizio degli anni Sessanta si gira anche Scano Boa del dimenticato Renato Dall’Ara, storia di pescatori, romanzo scritto da Gian Antonio Cibotto, di cui fece una trasposizione anche Giancarlo Marinelli, scrittore e regista, nato a Vicenza, negli anni’90.

LA CONSACRAZIONE DI SOPHIA LOREN CON LA DONNA DEL FIUME

Nel 1954 il grande fiume è testimone della consacrazione della diva per eccellenza, Sophia Loren, nome d’arte di Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone, prorompente protagonista appena ventenne de La donna del fiume di Mario Soldati. “Si racconta – sottolinea Barbera – che Sophia andò nello studio della casa di produzione Ponti- De Laurentis e Soldati quando entrò nella stanza in cui c’era la Loren ne rimase folgorato e chiamò subito Carlo Ponti che la vide, se ne innamorò perdutamente, e non solo la volle lanciare nel panorama internazionale, ma divenne anche suo marito”.  Per lavorare alla sceneggiatura del film chiamò i migliori scrittori dell’epoca. Il soggetto fu scritto da Ennio Flaiano e Alberto Moravia, mentre la sceneggiatura, oltre che da Soldati, ebbe, fra gli altri autori, Giorgio Bassani, Pier Paolo Pasolini, Florestano Vancini. Una lavorante nello stabilimento di marinatura delle anguille a Comacchio – Sophia – ha un figlio con un contrabbandiere che, scoperto per vendetta della donna, si da alla latitanza. Ci sono i costumi tipici del Polesine, per un melodramma che fi nì per essere un film epocale: si passò dal neorealismo alla contaminazione di generi, che portò negli anni ’60 accanto ai fi lm d’autore le commedie, i melò. Con Uragano sul Po (’56) del regista tedesco Horst Hachler, Un ettaro di cielo con un giovanissimo Marcello Mastroianni, La visita di Antonio Pietrangeli un po’ sottovalutato, scritto fra gli altri da Ettore Scola, con Sandra Milo, e con Ugo Tognazzi I fuorilegge del matrimonio.

PERSONAGGI DEL POLESINE, DOCUMENTARI E PROGETTI RECENTI

Si ricordano lungo il percorso espositivo anche un paio di personaggi del Polesine, caduti nell’oblio, ma la cui carriera cinematografica è stata di particolare interesse, come nel caso dell’attrice Dria Paola, pseudonimo di Pietra Giovanna Matilde Adele Pitteo, nata a Rovigo, e dell’attore Rik Battaglia, alla nascita a Corbola Caterino Bertaglia, scoperto da Soldati, fra i protagonisti de La donna del fiume, con più di 100 fi lm nella sua biografia. Attraversando i ricordi de La canzone dell’amore, primo film sonoro del 1930, si arriva nella sala dedicata a Carlo Mazzacurati. Per lui il Polesine è un territorio dell’anima, “un modo di stare al mondo”, che aveva scelto per il suo primo lungometraggio Notte italiana (1987), e poi per Il Toro (1994), L’estate di Davide (1998) e La giusta distanza (2007). Pupi Avati ci ambienta invece un gotico horror, riscuotendo un enorme successo, tanto che resta fra le sue pellicole, una delle più amate: La casa delle finestre che ridono, mentre Tinto Brass vi gira il film anarchico La vacanza. E poi documentari con più di 60 titoli, autori come Florestano Vancini, Carlo Rampaldi, e i progetti di Elisabetta Sgarbi fra il 2012 e 2015. Una chicca in una delle due sale di proiezione è anche la visione dei cinegiornali dell’epoca, visto che le uniche immagini che arrivarono al mondo dell’alluvione del Polesine furono proprio legate a queste produzioni, cui si lavorava in senso cinematografico, stabilendo per il racconto una vera e propria sceneggiatura e che fecero mobilitare moltissime persone in aiuto di una regione prima sconosciuta. La prima operazione di “mediatizzazione” di catastrofi naturali.

CINEWEEKEND: ESCURSIONI E VISITE GUIDATE FRA CINEMA, STORIA ED ARTE

La visita alla mostra diventa un’esperienza davvero unica, totalmente immersiva, con le escursioni di uno o due giorni alla scoperta della città di Rovigo e del suo territorio, raggiungendo il Delta del Po, e assaporando mille sorprese culturali, paesaggistiche e gastronomiche, grazie a Rovigo Convention & Visitors Bureau, che organizzano IDEEweekend, per scoprire il patrimonio artistico e culturale di un territorio davvero unico, qual è il Polesine.