Siamo nella provincia di Treviso, un giovane curioso ha appena terminato gli studi superiori in ambito tecnico ed è stato assunto come garzone per pulire gli stampi, l’ultima ruota del carro in azienda, quello che rimane lì anche quando gli operai se ne sono già andati. Ma la differenza non sta nell’avere la buona occasione, ma nel trasformare un’occasione in buona! Questo ragazzo si chiama Giampaolo Allocco, fondatore di uno dei più importanti studi di industrial design del Paese: DelineoDesign.

Giampaolo un po’ alla volta diventa un esperto di stampi leggendo i disegni, vedendo come vengono prodotti, capendo dal blocco iniziale come lavorarlo per ottenere il prototipo da cui poi verrà ottenuto lo stampo definitivo.

Queste sue competenze gli permettono di essere assunto in un’azienda produttrice di scarponi da sci, per gestire gli stampisti, una responsabilità notevole considerando la mole di stampi necessari per costruire tutte le serie di scarponi che il marchio produce. Ad un certo punto la svolta vera e propria, la direzione vede in quel ragazzo un enorme potenziale e decide di assegnargli un progetto tutto suo, l’ideazione di un paio di scarponi da snowboard, ovviamente sarebbe stato troppo facile occuparsi solo di quello, la richiesta del titolare è infatti di seguire come responsabile il nuovo progetto e allo stesso tempo continuare a fare quello che faceva prima.

Il successo è incredibile, passando da 8.000 paia di scarponi venduti per il modello precedente a 48.000 per quelli disegnati da Giampaolo; diviene così designer senza rendersene conto. Il suo desiderio a questo punto è quello di comprendere come si possano progettare prodotti diversi da uno scarpone da sci, da una rivista di design scopre un’agenzia di comunicazione di Treviso che segue i brand numero uno sul mercato, ci va con la curiosità e la semplicità che lo contraddistinguono, senza gonfiare il petto facendo credere quello che non è, ma mostrando sé stesso, la sua voglia di scoprire, di capire, di creare. Il colloquio con il titolare dura due ore e Giampaolo è felice quando esce, ma sa che è una realtà troppo grande per lui. Entra in crisi, sente il bisogno di cambiare, vuole andare avanti, vedere cosa c’è oltre.

A venticinque anni si licenzia e si iscrive ad una scuola di design, studia ergonomia, rendering, e dopo un anno e mezzo si diploma con lode. La sorpresa arriva inaspettata, una settimana prima della tesi viene chiamato dall’agenzia presso la quale era andato a fare il colloquio, che gli propone di diventare il nuovo responsabile del dipartimento “prodotto”. Inizia una nuova avventura di cinque anni durante i quali lavora con industrie di altissimo livello, stando però stavolta dall’altra parte, quella del consulente.

Finita anche questa esperienza fa il salto definitivo, aprire il suo studio di design, nasce DelineoDesign. All’inizio sbaglia approccio, cerca la notorietà credendo che questo gli porterà clienti… “se non sono capace di trovare clienti verranno loro da me perché sanno chi sono”, inizia ad andare avanti e indietro, da Treviso a Milano, più volte al mese, cerca di farsi conoscere dai giornalisti, è un disastro; poi accade qualcosa a cui molti non darebbero peso, Giampaolo si ammala e rimane a casa tre settimane con la febbre a quaranta, questo gli permette di osservare lo studio da fuori e capisce che andare a Milano era da “pirla”, si rende conto che sta facendo la vita degli altri e non la sua.  Si rende conto che si vuole guadare il fiume non si riesce a farlo in un colpo solo, ma approfittando dei sassi che ci sono, e capisce che bisogna guardarsi attorno, capire quali sono le occasioni vicine a lui, e che questo porterà ad altre opportunità. Si rende conto che andare a Milano è una perdita di tempo e capisce una cosa ancora più importante, abbandona la scelta di disegnare prodotti di ogni tipo e si concentra sull’industrial design (ci racconta di non andare più neppure al Salone del Mobile, l’appuntamento di design più importante d’Europa).  Un aneddoto curioso che Giampaolo ci racconta è legato ad una gara alla quale partecipò per creare le grafiche della nuova Formula 1 Minardi, all’epoca aveva 26 anni e gli altri iscritti erano 4 importanti agenzie nazionali, Giampaolo lavorava la sera in garage nel tempo libero, 200 ore di lavoro in un mese assieme ad un collaboratore, che si sommavano alle 160 che lo impegnavano nell’agenzia in cui lavorava. Con grande gioia Giampaolo vinse e si ritrovò di fronte tredici ingegneri e Giancarlo Minardi.

Un giorno in cui Giampaolo stava applicando gli adesivi al prototipo si avvicinò a lui il dottor Rumi, socio di maggioranza, e disse “non mi piace”, Giampaolo rispose che avrebbe dovuto lasciarlo finire, la sua risposta destò la preoccupazione di tutti, Minardi compreso; a quel punto andò verso Giampaolo la moglie di Rumi, gli mise una mano sulla spalla e disse “continui pure il suo lavoro che a mio marito ci penso io”, una volta presentata la macchina la Gazzetta dello Sport titolò “La più bella Minardi di sempre”!  Ma cosa significa essere un industrial designer? Per Giampaolo non è saper disegnare il prodotto, pensare alla funzione, è qualcosa che va oltre, è saper interpretare. Oggi il mercato non accetta fallimenti e questo è un aspetto che non può essere tralasciato, il mercato è diventato frenetico, implacabile, si basa sulle abitudini del cliente, siamo ormai tutti profilati, di noi sanno tutto: desideri, preferenze, necessità, e i prodotti dello stesso tipo che ci vengono proposti non a caso hanno caratteristiche e prezzi molto simili tra loro. L’industrial designer di successo al giorno d’oggi è quello che sa interpretare al meglio tali esigenze, è quello che nel caso in cui gli venga chiesto di progettare un prodotto per colmare un segmento scoperto, trova la miglior soluzione, quella vincente, quella che semplicemente vende!

Ai briefing l’industrial designer si trova di fronte varie fi gure aziendali che elencano una serie di specifiche alle quali il prodotto finale dovrà corrispondere, il suo compito è quello di creare un prodotto che soddisfi tali richieste.  I prodotti creati dall’ispirazione sono molto interessanti, concepiti da un pensiero divino, ma se non corrispondono alle richieste del mercato, sono destinati al fallimento. È un incarico molto complesso, in cui si deve avere chiara la visione d’insieme. In realtà il disegno è lo specchietto per le allodole, il design è quello che ti fa fare scelte umorali, le ricerche di mercato confermano che l’80% degli acquisti sono mossi dall’emotività. Ancora più complesso risulta il mondo del design di prodotti sportivi, settore in cui DelineoDesign è forse riconosciuto come il più importante studio in Italia, e nel quale si deve progettare qualcosa che non solo corrisponde alle specifiche di base e con un design accattivante, ma in grado di garantire performance vincenti.  Attualmente DelineoDesign è un piccolo grande studio, un organico di sei persone nel territorio di Montebelluna che lavora con brand blasonati (solo per citarne alcuni il Gruppo Finmeccanica, Head, Manfrotto, La Sportiva) e si propone come uno studio a struttura praticamente orizzontale, in cui i progetti passano di scrivania in scrivania e un po’ alla volta prendono forma, delle creazioni in cui tutti mettono un ingrediente per questa ricetta di successo che DelineoDesign è riuscita a trovare.