Grandi autori, film dal neorealismo alla commedia al noir, documentari, fiction televisive, il tutto con un denominatore comune il Polesine, il Delta del Po, un territorio dove il Grande Fiume si confonde con l’Adriatico. Le acque, la sabbia, le piane dell’ampio Delta sono infatti protagonisti assoluti nella mostra a Palazzo Roverella, dal titolo “Cinema! Storie, protagonisti, paesaggi”, si conta infatti che siamo almeno 500 le pellicole, i doc, le fiction che hanno trovato nel corso della storia della cinematografia italiana ambientazione qui, coinvolgendo i nomi più grandi del panorama nazionale da Luchino Visconti a Roberto Rossellini da Giuseppe De Santis a Michelangelo Antonioni, e poi Alberto Lattuada, Mario Soldati, Pupi Avati, Ermanno Olmi e Carlo Mazzacurati.

Un percorso quello ricostruito con la curatela prestigiosa di Alberto Barbera, e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova con Accademia dei Concordi e Comune di Rovigo, che si fa cronologico lungo la storia della nostra nazione, e che riporta al pubblico materiali, esposti n originali e copie, stampe e ingrandimenti realizzati per l’occasione.

E non manca neppure una mappa che rivisita il Delta segnando tutte le sue parti divenute, per mezzo delle immagini, scene. Camminando e ammirando le foto, i manifesti, le locandine e i materiali pubblicitari, i documenti originali, le sceneggiature, i materiali d’archivio, nonché i video-montaggi di sequenze di film, o i documentari e sceneggiati TV, le interviste filmate ai protagonisti, si finisce per respirare l’atmosfera di un’Italia che non c’è più, i suoi mutamenti storici. Si ha dunque uno spaccato sugli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, ma si arriva pure ai nostri giorni con le opere più recenti di Elisabetta Sgarbi o Luciano Ligabue. Anche loro hanno scelto questo particolare e affascinante territorio come scenario per le loro storie.

Se nel 1943 Luchino Visconti gira Ossessione nel Delta del Po, nell’immediato dopoguerra, Roberto Rossellini vi ambienta il suo Paisà mentre Giuseppe De Santis esordisce con Caccia tragica, su una sceneggiatura sua e di Michelangelo Antonioni, Umberto Barbaro e Cesare Zavattini. Pochi anni dopo, il Grande Fiume è il protagonista de Il mulino del Po per la regia di Alberto Lattuada. Florestano Vancini ambienta qui i documentari Uomini della palude e Tre canne e un soldo, per finire poco più tardi come aiuto regista di Mario Soldati che, con La donna del fiume, consacra definitivamente Sofia Loren. Ma c’è un altro esordio che vale la pena ricordare: quello di Michelangelo Antonioni, nel 1957, con Gente del Po. E non sarà l’unica occasione per il regista ferrarese di utilizzare il Polesine, visto che tornerà più volte, con Il grido del’57, poi scende a Ravenna per Il deserto rosso e risale a Ferrara per l’ultimo episodio di Al di là delle nuvole co-diretto con Wim Wenders. Di esordio in esordio, quello di Aglauco Casadio, è del ’58, con il suo Un ettaro di cielo, che ha la sceneggiatura di Tonino Guerra con Elio Petri e Ennio Flaiano. Mentre più di recente vale la pena ricordare che anche il padovano Carlo Mazzacurati fa il suo esordio qui con Notte italiana, nel 1987, cui seguiranno una serie di altre pellicole in cui il Po torna centrale.

Un altro ferrarese, Vancini, dedica molti documentari a quest’area e, nel 1984, il film tv La neve nel bicchiere. Sono protagoniste le valli di Comacchio, nella pellicola di Giuliano Montaldo L’Agnese va a morire. Con La casa dalle finestre che ridono Pupi Avati consacra il territorio all’horror, e ancora oggi ci si domanda come non sia sorto poi un filone legato a questo genere in grado di utilizzare ancora queste terre acquitrinose, questa dimensione nebbiosa e dark, atmosfera che tanto ispirò il romanziere statunitense Lovecraft . Certo è che i nomi degli autori che hanno amato questo territorio sono davvero tanti: Comencini, i Fratelli Taviani, Bertolucci, Luigi Magni, Bigas Luna, Silvio Soldini, e ancora Renato Dall’Ara (1961) con Scano Boa, tratto dal romanzo di Antonio Cibotto, grande scrittore rodigino recentemente scomparso cui la mostra tributerà, proprio con la proiezione del film, un Omaggio