Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, è stato protagonista di un clamoroso caso letterario internazionale con la saga dedicata ai Medici, grazie alla quale ha vinto il Premio Bancarella 2017 ed è stato ai primi posti delle classifiche di mezzo mondo. Fondatore e direttore artistico di Sugarpulp, Matteo oltre a insegnare Interactive Storytelling alla Link University di Roma, presso la Vigamus Academy e scrivere per le pagine culturali del Venerdì di Repubblica, è anche il direttore artistico del festival Chronicae. Per me è soprattutto un vecchio amico e quindi è stato un vero piacere scambiare due chiacchiere con lui in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo “Giacomo Casanova – La sonata dei cuori infranti”, pubblicato da Mondadori

Ciao Matteo, sono molto curioso di leggere il tuo nuovo romanzo. Partiamo proprio dal protagonista, Giacomo Casanova, un personaggio che è entrato nel mito prima ancora che nella storia. Com’è il tuo Casanova rispetto a quelli che abbiamo visto al cinema o letto nei libri?

Il mio Casanova è sicuramente diverso rispetto alle trasposizioni che abbiamo visto sul grande schermo. Penso a quella di Lasse Hallström, con Heat Ledger nei panni di un Casanova molto divertente, o a quella di Fellini che non mi ha mai entusiasmato molto. Ma è diverso anche rispetto al Casanova raccontato da Arthur Schnitzler che è sicuramente molto cupo. Il protagonista del mio nuovo romanzo può essere considerato un Casanova “noir”, con quel noir che va preso con le pinze. Ho voluto fare un piccolo omaggio alle Relazioni Pericolose, poi però mi sono concentrato sulla splendida decadenza di Venezia (erano gli anni di Goldoni, di Canaletto. tutti personaggi che troverete nel romanzo). In questo libro ci sono spie, giochi di potere, intrighi… potremmo definirlo un Casanova alla House of Cards. Senza dimenticare la componente legata all’azione, che è sempre fondamentale nelle mie storie. Nel libro racconto ad esempio l’incredibile evasione di Casanova dal carcere dei Piombi, evasione che lo stesso Casanova descrive nelle sue memorie.

Dobbiamo aspettarci un Casanova molto attuale dunque.

Sì, è sicuramente un casanova 2.0 adattato al lettore del 2018 in termini di ritmo e di azione. Alla base c’è l’idea di prendere tutta la carica eversiva e ribelle del personaggio, una vera scheggia impazzita che si muoveva in una Venezia che si stava ripiegando su stessa in maniera splendida. Casanova del resto è stato un personaggio rivoluzionario, su questo non ci sono dubbi.

Dopo aver raccontato l’epopea della famiglia Medici possiamo dire che con Casanova “torni a casa” e racconti il tuo Veneto. Come ti spieghi che siano così pochi i romanzieri veneti che raccontano la storia del nostro territorio?

Hai ragione, se vado a memoria ricordo Alberto Ongaro, straordinario scrittore veneziano classe ’25 e poco altro. La mia sensazione è che il Veneto nel tentativo di risollevarsi dalla difficilissima situazione in cui versava all’indomani dell’annessione all’Italia si sia dedicato prima alla sopravvivenza, e poi abbia spinto sull’acceleratore per diventare quell’incredibile fenomeno economico che possiamo sintetizzare con l’espressione “Nordest”. In tutto questo si è dimenticato per strada la sua identità culturale, oltre all’annosa tendenza ad autoflagellarsi tipica degli italiani e non solo dei veneti.

Tu però a quanto pare ha deciso di cambiare le carte in tavola.

Esatto, mi sono dato una missione, quella di raccontare l’incredibile patrimonio artistico culturale del nostro territorio e del nostro Paese. Inutile ricordare la millenaria storia della Repubblica di Venezia che rappresenta ancora oggi un esempio unico di cultura ed arte a livello mondiale. Sulla sica del successo della tetralogia dei Medici il mio nuovo romanzo su Casanova è già stato venduto in tanti Paesi (Bulgaria, Olanda, Slovacchia, Serbia, Spagna e America Latina), segno che l’Italia è ancora un brand fortissimo all’estero. Il nostro patrimonio culturale è unico ed è uno dei grandi simboli del Made in Italy nel mondo, anche se so che a molti letterati e accademici queste espressioni fanno drizzare i capelli in testa.