L’occhiale ha da tempo superato lo status di semplice ausilio per la vista e si è connotato sempre di più come massima espressione di accessorio estetico, questo ha portato a una proliferazione notevole del mercato, e tutti i famosi brand hanno iniziato a produrre o semplicemente marchiare occhiali. Ma come ci si distingue in un settore così vario e concorrenziale, dove in qualche modo la fanno da padroni prodotti che tutti vogliono, prodotti di massa? Semplice, ribaltando le regole, andando nella direzione opposta; l’uomo che è riuscito in questa impresa si chiama Domenico Concato, un vicentino nato e cresciuto ad Alte Ceccato di Montecchio Maggiore, zona tra le meno allettanti alla vista tra quelle venete, ma con una posizione strategica molto importante, sia per la ricchezza che grazie alle industrie ha conosciuto questa zona nel tempo, sia per il fatto che geograficamente è in pratica al centro del Veneto.

Renzo, il papà di Domenico, aveva una delle gioiellerie più importanti della provincia di Vicenza e capì che se voleva essere diverso doveva fare scelte coraggiose, tenere in negozio prodotti che non erano necessariamente riconosciuti per la marca, ma per qualità e bellezza, qualcosa che gli altri non avevano, qualcosa di speciale che aveva solo lui e che quindi lo distingueva in modo inequivocabile. Una volta cresciuti, Renzo decise di affidare ai propri figli un settore specifico ognuno, a Domenico toccarono gli occhiali e, dopo aver frequentato una scuola di ottica, iniziò a venderli seguendo la filosofia di esclusività e qualità che gli aveva insegnato il padre. Cominciò con un piccolo spazio all’interno della gioielleria, all’inizio non fu facile, il successo dell’attività del padre oscurava “l’angolo degli occhiali” e l’avere prodotti non di massa non favoriva le vendite: tutti volevano l’occhiale di grande marca che lui non aveva. Ma il suo modello di business era vincente e il successo di Puntoottico arrivò eccome; dopo il primo negozio aperto proprio ad Alte Ceccato nel 1991, ne seguirono molti altri a Vicenza, S.Bonifacio, Verona, Brescia, Milano, fino a quando decise di aprirne uno all’estero. Inizialmente vennero valutate diverse città che potevano risultare adatte come Istanbul e Dubai, ma serviva un contesto in cui non si guardasse al marchio famoso, ma alla ricerca del design, alla cura costruttiva, a quell’unicità che rende l’occhiale indossato riconoscibile, serviva un cliente che volesse acquistare i migliori occhiali al mondo, non i più famosi, la risposta fu una sola: Madison Avenue a New York, crocevia mondiale in cui chi compra segue esattamente questo approccio, era il 2012.

Ma qual è la filosofia che sta alla base della catena di occhiali diventata esempio di qualità e unicità? Domenico ci spiega che prima di tutto ha sempre rinnegato gli occhiali per così dire “famosi”, i grossi brand, e ha sempre cercato la qualità non solo estetica ma anche produttiva e di materiali, in modo quasi maniacale, controllando l’origine dei fornitori, assicurandosi che la cura costruttiva fosse ai massimi livelli, scartando marchi che in corso d’opera rinnegassero tale approccio. Decise inoltre che la vendita dell’occhiale doveva essere fatta da seduti, che ogni cliente doveva essere seguito dal commesso nel dettaglio, spiegando le caratteristiche dei prodotti, i materiali, la manifattura, l’indossabilità. Un aspetto molto importante del successo di Domenico è sicuramente il rapporto con i collaboratori, alcuni di loro sono diventati soci dopo essere stati dipendenti, a fi ne anno viene dato indistintamente a tutti un premio produzione, rinnegando quindi il modello dei risultati di vendita individuali, ma facendo di Puntoottico un’entità in cui chi vi lavora ne fa parte come gruppo, non come singolo. Domenico ci tiene inoltre a sottolineare che lui mette il fatturato in secondo piano e lo ricorda sempre anche ai suoi collaboratori, punta invece sul servizio, sul prodotto, sulla passione per questo affascinante accessorio che è l’occhiale, il guadagno altro non è che la conseguenza di una filosofia lodevole. Evidenzia inoltre come lasci libertà di espressione ai suoi collaboratori, non quindi l’imposizione del “capo” verso i dipendenti, ma un ascolto sulle idee, sulle tendenze, con l’umiltà di comprendere che loro sono molto spesso più giovani di lui e possono quindi avere, per certi aspetti, una visione più fresca, contemporanea. Tra i collaboratori anche le sue tre figlie: Emma, Carlotta e Alice, molto giovani, cosa che assolutamente non si direbbe guardando la loro esperienza e la loro capacità di affiancare il padre. Proprio in questi giorni è stato inaugurato a Brooklyn il secondo negozio della Grande Mela, l’obiettivo è quello di uno store con un sapore più europeo rispetto a quello in Madison Avenue, con maggiori servizi, spazi diversi, di quell’aria che si respira quando si entra in uno dei qualsiasi negozi Puntoottico Humaneyes in Italia. Sempre nel 2012, dopo aver provato a produrre senza successo degli occhiali propri, Domenico ricevette una proposta per acquistare i marchi JDO e VW, identificativi dei rispettivi designer Jacques Durand e Veronica Wildgruber, entrambi già molto noti nel mondo della moda, Jacques infatti era uno dei designer di punta del marchio francese Alain Mikli, Veronica si è sempre occupata di design, sia nel campo dell’arredamento che della moda, disegnando anche tutt’oggi per la collezione uomo di Hermes. I due marchi erano già in linea con la filosofia Puntoottico Humaneyes e un po’ alla volta crebbero acquistando sempre più successo; tra gli affezionati ai prodotti JDO ci sono personaggi come Spike Lee, che ne ha parecchie paia, tra cui alcuni disegnati su misura per lui.

Ultimo grande riconoscimento conferito a Parigi, questa volta a Veronika Wildgruber, è stato il prestigioso premio Silmo d’Or (l’Oscar degli occhiali per intenderci) che, nel cinquantesimo anniversario dalla sua nascita, ha decretato il modello Arthur, disegnato da Veronika, quale miglior design di occhiale da sole 2017. Domenico Concato è quindi un imprenditore veneto che è riuscito a distinguersi nel mondo, prima vendendo e poi anche producendo occhiali, che nell’ultimo anno ha raggiunto due prestigiosi traguardi e che ha già le idee chiare per il futuro, come ad esempio l’assoluta non intenzione di vendere i loro prodotti on line, ma mantenendo quel rapporto con il cliente, quell’umanità e quella qualità che sono i punti di forza di questo modello imprenditoriale vincente e che si può riassumente con il claim Puntoottico Humaneyes: L’etica è la madre dell’estetica.