Il mondo imprenditoriale sta attraversando un cambiamento epocale, destinato a rivoluzionare l’economia e la società: si fanno sempre più strada, anche in Italia, le ‘società benefit’, e cresce l’universo delle B-Corporation. Ma in cosa si differenziano questi nuovi modelli d’impresa, rispetto alle società tradizionali, e quali vantaggi possono rappresentare per l’evoluzione sociale e per l’ambiente in cui viviamo? A rispondere a queste domande, e ad approfondire il concetto di ‘benessere organizzativo’, è il Professor Paolo Gubitta, Docente di Economia Aziendale dell’Università di Padova, da tempo impegnato ad affrontare i temi dell’innovazione e del miglioramento della qualità del lavoro in azienda.

Nel tessuto imprenditoriale padovano e veneto si sta diffondendo il concetto di ‘employer branding’. Che cosa si intende esattamente?

“Si tratta di una vera e propria strategia messa in atto dalle imprese che, coscientemente, utilizzano nuovi strumenti per sviluppare una reputazione aziendale nel mercato del lavoro. Nasce dalla consapevolezza di quanto sia necessario comunicare con i propri collaboratori in modo aperto e sincero, sia per migliorare la qualità dei rapporti umani all’interno delle aziende, sia per aumentare la produttività stessa delle imprese. I giovani, in particolare, vogliono spendere la propria professionalità in ambienti di lavoro che siano rispettosi dei diritti civili e che non diano spazio a discriminazioni. Ad esempio, vi sono aziende che non lavorano con fornitori che sfruttano manodopera dei bambini, o inquinano l’ambiente. Altre che si dotano di strumenti per gestire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. A parità di settore, sul fronte occupazionale vincono le aziende che creano un ambiente dove si favoriscono le relazioni umane”

Cosa sono le Società Benefit?

“Le aziende ‘benefi t’ adottano politiche e interventi che non hanno come unico scopo la distribuzione dei dividendi agli azionisti ma, al contrario, subordinano il profitto alla necessità di avere un impatto positivo sull’ambiente, sulla società, e sull’intera biosfera. Un’assunzione di responsabilità verso il contesto in cui queste aziende operano, che individuano un programma a lungo termine, nella direzione di un valore condiviso dalla collettività. L’impresa era nata per questo: creare occupazione, realizzare prodotti o servizi utili ad una crescita autentica e reale dei territori, in cui il rischio degli investimenti fosse commisurato alle vere possibilità dell’imprenditore, e recasse beneficio alla società e all’ambiente. Da un punto di vista concreto, le società benefit sanciscono con un proprio statuto il principio secondo il quale l’azienda non debba operare solo per generare profitto ma, anzi, si impegni per avere un impatto positivo su ambiente e società. Gli azionisti sono vincolati a rispettare questo imperativo. Di fatto, si nomina un responsabile che, ogni anno, avrà il compito di rendicontare e misurare l’impatto dell’attività sulla collettività”

In che cosa consistono le “B-Corp”?

“Le B-Corporation sono circa un’ottantina in tutta Italia, e adottano orientamenti strategici molto simili tra loro. Possono essere considerate come una sorta di ‘estensione’ delle società benefit: anch’esse hanno nel loro Dna la volontà di sviluppare attività che abbiano ricadute positive sull’ambiente e favoriscano un’evoluzione della società in cui sono inserite ma, a differenza delle società benefit, si cercano tra simili, diventando uno strumento gestionale che aiuta le benefit a concretizzare meglio le intenzioni. Per fare un esempio, vi sono aziende B-Corp che rivedono la logistica distributiva, e si aiutano a vicenda, ricavandone una riduzione dei costi reciproca e, di conseguenza, limitando l’inquinamento dell’ambiente. Inoltre, il movimento delle B-Corp, destinato a crescere, si fortifica grazie a questa rivisitazione della filiera: è molto più semplice e conveniente lavorare con chi la pensa come me, e con realtà aziendali che abbiano i miei stessi obiettivi”.