Los Angeles è una città strana. Un non luogo orizzontale stratificato per decine e decine di chilometri senza soluzione di continuità. È tante città diverse. È mille porzioni di mondo attaccate con molti pezzetti di scotch che non si sa come riescono ancora a restare tutte insieme. Los Angeles è una città che probabilmente c’entra poco con gli USA e con la stessa California eppure, o forse proprio per questo, ne rappresenta l’essenza. E così ti può capitare di amarla o di odiarla a prima vista, senza un motivo particolare. Ci sono quartieri che di giorno ti sembrano senza personalità e poi invece di notte si trasformano. Strade che ti sembrano la fine del mondo e poi quando ci ricapiti due giorni dopo ti chiedi come sia stato possibile provare certe sensazioni in un posto tanto brutto e desolato.

TUTTO È NORMALE

A Los Angeles tutti sono attori, registi, sceneggiatori, cantanti, produttori, musicisti… Nessuno fa lavori “veri”, soprattutto oggi che perfino se cucini hot dog in un baracchino o assembli insalate in un sottoscala ti fai chiamare chef, e naturalmente sei convinto di essere un artista. La normalità non esiste al punto che alla fine tutto è normale. West Hollywood, Malibu, Santa Monica, San Pedro, Long Beach, Inglewood, Beverly Hills, Pasadena, Chinatown… una lista pressoché infinita di posti che sono Los Angeles ma al tempo stesso sono anche qualcos’altro. Non chiedetemi cosa perché non sono ancora riuscito a capirlo. Perché è impossibile capire quale sia l’anima di una città eternamente divisa tra palme e cemento, ville da re e baracche malandate, giornate calde e notti fredde, gente che ce l’ha fatta e che incarna il sogno americano e altri che invece sono sprofondati nell’incubo più nero. Paura e delirio… no, aspetta, quella è Las Vegas.

DAL SUNSET A SAN PEDRO

A Los Angeles puoi farti un giro tra le mille luci di Sunset Boulevard o tra le mille stelle di Hollywood Boulevard, entrando e uscendo da negozi di memorabilia, tutti rigorosamente cinesi e tutti uguali (sia i negozi che i memorabilia). E proprio a due passi dalla vie delle selle ti ritrovi, senza sapere bene perché, a cenare in un non meglio precisato ristorante “Organic-Meat-Vegan” ricavato nel sottoscala di un club con un’attrice italo-americana e un’eterna studentessa dalle mille lauree tedesca. Passi una serata a chiacchierare piacevolmente di niente, e va benissimo così. Magari invece vai al Rainbow, su Sunset Boulveard, a mangiare qualcosa tra cimeli della storia del rock. Oppure ti ritrovi con qualche amico per una grigliata in spiaggia a San Pedro in mezzo a famiglie di messicani che si godono il giorno di festa, surfisti che cavalcano le onde, ragazzi che si preparano a una lunga notte di baldoria in riva all’Oceano. San Pedro resta ancora oggi una zona molto particolare, dato che la vicinanza con il porto e con le vecchie fabbriche fa sì che i prezzi delle case siano relativamente bassi. Di conseguenza è popolata da gente di ogni tipo, tanto che fu proprio a San Pedro che Charles Bukowski decise di vivere gli ultimi anni della sua vita. Non a caso ci sono moltissimi hippie e artisti, molti dei quali mantenuti da Linda Bukowski grazie ai diritti d’autore delle opere del marito, ma anche molti latinos o comunque gente povera, motivo per cui la Los Angeles “bene” non vede di buon occhio San Pedro. Se capitate da queste parti però vi consiglio di andarci perché si respira un’aria molto diversa rispetto al resto di L.A. Obbligatorio farsi una buona birra (ma va benissimo anche una cattiva) in memoria del buon vecchio Bukowksi.

DA WEST HOLLYWOOD A LONG BEACH

Poi magari il giorno dopo vai a fare un giro al parco a West Hollywood, tra bambini di ogni colore che giocano insieme ad altri ragazzini vestiti in abito tradizionale ebraico, coppie etero o gay di tutte le età, genitori che parlano ai loro figli in italiano o in russo e bambini che chiedono ai loro amici “ma in che lingua ti ha parlato tuo papà?” come se fosse la cosa più naturale del mondo. Perché di fatto qui lo è. Fai due passi lungo il Sunset e ti ritrovi di fronte al Guitar Center, vero e proprio pellegrinaggio dei chitarristi rock di mezzo mondo, ma subito dopo spunta un vecchio barber shop che sembra uscito da un libro di Ellroy. Altri due passi e finisci al Girls, Girls, Girls, storico streep bar aperto 24 ore su 24 reso leggendario dai Motley Crue. O magari decidi di prendere la macchina e finisci a Long Beach a girovagare dentro alla Queen Mary o a un vecchio sottomarino da guerra sovietico del ’43.

UNA CITTÀ SENZA STORIA FATTA DI STORIE

Los Angeles è una città senza storia fatta di storie, come forse tutti gli Stati Uniti, storie che possono essere fantastiche ma anche terribili, come quelle dei tanti homeless che stazionano lungo le strade in condizioni allucinanti come da noi non se ne vedono proprio. Non so e non riesco a capire se tutto questo sia giusto o sbagliato, positivo o negativo. Francamente non m’interessa neppure. Alla fine entri nel primo bar, in tv c’è un po’ di football, un po’ di baseball, la birra è fresca, la pizza tutto sommato si lascia mangiare e ti fai quattro chiacchiere con chi capita, amici di una vita o nuovi compagni di viaggio. E all’improvviso ti rendi conto che tutto va come deve andare.