È sempre più difficile incontrare qualcuno che non abbia un tatuaggio, seppur minuscolo, nascosto da qualche parte sulla pelle. Basta trascorrere una giornata in spiaggia, per rendersi conto di quanto il tatuaggio sia diventato una moda trasversale, in grado di catturare l’attenzione dei giovani, così come dei meno giovani. Abbiamo intervistato una psicoterapeuta padovana, e una giovanissima ragazza, per conoscere più da vicino il mondo variegato del tatuaggio:

INTERVISTA A ROBERTA ROSIN, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA FUNZIONALE-CORPOREA

Che significato racchiude il tatuaggio per un giovane di oggi?

“Per un adolescente, l’atto del tatuarsi ha un riflesso sul bisogno di essere accettati e, al tempo stesso, esso diventa un simbolo di appartenenza. Di fatto, il tatuaggio è una moda molto presente nel mondo di oggi, e l’emulazione di questa pratica che, comunque, nel caso di quelli permanenti, è anche dolorosa, rappresenta una forma di coraggio. È come se, attraverso questa prova, un adolescente entrasse a far parte della ‘civiltà dei coraggiosi’.

Vi sono altre ragioni che possono spingere un giovanissimo a questa pratica?

“Esiste anche una necessità espressiva: tatuarsi fa sentire unici, e questa è la motivazione per cui, spesso, molti di loro si disegnano il tatuaggio in totale autonomia. Quel segno diventa evocativo della persona stessa, ed è una specie di ‘carta d’identità’ incisa sulla pelle, sia esso permanente o meno. Di fatto, disegnarsi sul corpo un soggetto fa sentire più individuati e originali”.

Dietro al tatuaggio c’è anche una motivazione legata al concetto di ‘ribellione’ nei confronti delle generazioni più adulte?

“Da un certo punto di vista è come se volessero dire: “Il corpo è mio, e me lo gestisco io”. Nel caso dei tatuaggi perenni, per alcuni l’indelebilità e il coraggio di affrontare l’ago e la paura diventano una forma di rivincita, rispetto ai valori genitoriali: si trovano davanti un ‘involucro-corpo’ diverso da quello che hanno generato. L’incisione sulla pelle rimane, come una sorta di memoria corporea vistosa e inattaccabile. E’ come se il pensiero dell’ideale che si vuole esprimere non bastasse da solo, e fosse necessario renderlo percepibile”.

Non è una pratica in voga solo tra i giovani.

“Esiste una frangia di genitori che segue essa stessa questa moda del tatuaggio. Mi è capitato di conoscere un nonno di 78 anni che si è fatto tatuare la foto del nipote sul braccio. Gli adulti sono spinti da bisogni simili, ma più contenuti. Di fatto, sia per i giovani che per i genitori, il tatuaggio, spesso, segna una tappa di vita importante”.

Che consiglio si sentirebbe di dare ai genitori rispetto alle richieste di un figlio che desidera tatuarsi?

“Prima di assecondare c’è da comprendere. E’ importante stare in ascolto, capire il senso di questa richiesta, senza negare a prescindere il permesso. I genitori dovrebbero fermarsi il più possibile in un’ottica di accompagnamento e comprensione: non significa dire ‘si’ a tutti per forza, ma cercare di confrontarsi costruttivamente è necessario, specie considerando che, nel caso di quelli permanenti, il tatuaggio resta per sempre”.

INTERVISTA A GIOVANNA, ADOLESCENTE

Dove ti piace fare i tatuaggi in partiolare?

“Per il momento sono ferma a quelli semipermanenti, e li faccio solitamente in estate. Mi piace farli sul braccio, o comunque in posti poco visibili di me. Li faccio piccoli, e poco appariscenti, nell’attesa di farmi quello permanente, che farò presto”.

Che cosa ti piace farti disegnare?

“Per il momento, gli unici due disegni che mi piace realizzare sul corpo sono la sciabola e un’onda. Entrambe rappresentano due ambiti importantissimi della mia vita: la scherma, che seguo come atleta ormai da diversi anni, e il mare, con la possibilità di fare surf, che è l’altra mia passione più grande”.

Come vivono questa tua richiesta i tuoi genitori?

“Mia mamma con estrema serenità: lei ne ha fatto già uno, e mi ha anche accompagnata a fare il primo, documentandosi prima su chi, tra i disegnatori, fosse davvero bravo. Mio papà è più all’antica, e non vorrebbe assolutamente che mi facessi quello permanente. Finora, però, non mi ha mai ostacolata davvero”.

C’è un ricordo particolare legato ai tuoi tatuaggi?

“Ricordo la mia prima volta: lo feci insieme alla mia migliore amica. Lo abbiamo fatto nello stesso momento: una metà di cuore, ciascuna sulla propria mano, in modo che unendo le nostre mani, risultasse un unico cuore.

Hai mai percepito dolore durante il disegno sulla pelle? E cosa senti emotivamente in quei momenti?

“Da solo un po’ fastidio, una sorta di pizzicore, che poi passa. Tatuandomi è come se si fortificasse ciò che provo per quello che mi sto facendo disegnare. In ogni caso, per me il tatuaggio ha più a che fare con la sfera delle mie grandi passioni”.