Parlare di innovazione e startup è molto difficile nel nostro Paese. Sempre più spesso infatti dietro a queste due parole si nasconde una massa indistinta di fuffa, slogan politici da aperitivo e figli di papà annoiati a cui al posto del Monopoly hanno regalato un giochino in scatola chiamato Silicon Valley. Fin qui niente male, il problema si presenta quando sti benedetti ragazzi si convincono che sia tutta una cosa vera. E così se negli anni ’80 e ’90 il figlio scemo dell’imprenditore miliardario diventava l’espertone di marketing e comunicazione (e faceva danni enormi in azienda), dal duemila in poi ce li siamo ritrovati tutti startuppari, rigorosamente digital. Per questo motivo diventa sempre più difficile orientarsi in questa giungla digitale fatta di bit in cui si nascondono tante emulazioni fallite di Steve Jobs, prima vera grande divinità laica di questo secondo millennio. Per fortuna oltre alla fuffa c’è di più, per parafrasare una celebre hit che nel ’91 destò scalpore a Sanremo. Se si va a scavare dietro alla patina di PR para-politiche e di strette di mano aromatizzate spritz-campari (perché lo spritz-aperol è per i deboli come me, sappiatelo), si trovano anche startup vere. Vale a dire startup che fanno innovazione, che trovano investitori internazionali (non il solito giretto degli amici del daddy o dei furbetti del partitino) e che fanno parlare di sé in tutto il mondo. Per questo oggi infatti vi voglio raccontare la storia di Next Future Transportation Inc., startup che è partita da Padova per ridisegnare il futuro della mobilità sostenibile. Un’idea nata da una tesi di laurea (e questo dovrebbe far scattare qualche lampadina agli intelligentissimi del “la laurea non serve a niente”) ed è arrivata fino a Dubai, dove proprio in questi giorni Tommaso, Davide, Nicola edEmanuele stanno presentando i primi avveniristici prototipi tutti realizzati.

CHE COS’È NEXT?

Next è l’auto del futuro. Anzi, no, è molto più di un auto, è proprio la ridefinizione del concetto stesso di trasporto, urbano e non. Provate ad immaginare dei moduli separati, come tanti mattoncini di lego con delle ruote sotto, che possono trasportare fino a 6 persone l’uno, che si uniscono per i tragitti comuni, ma che poi si possono anche dividere in maniera indipendente. Motori elettrici a impatto zero, guida automatizzata. Se invece di correre su ruota sfrecciassero per i cieli probabilmente pensereste di essere dentro ad un episodio di Star Wars, ma invece si tratta di un progetto concretissimo e già avviato. L’idea di base nasce dalla tesi di laurea di Tommaso Gecchelin, classe ’85, che nel 2012 si è laureato in Fisica e Disegno Industriale all’Università di Padova. Il progetto Next nasce poi dall’incontro con Emanuele Spera, manager del settore automotive che si divide tra Italia e California (ricordate la prima regola del giornalismo startupparo: non puoi fare un articolo in cui si parla di startup senza citare almeno una volta la California e, naturalmente, il mitico “garage da cui tutto è partito”).

UNA SQUADRA FORTISSIMI

La prima fase, come sempre, è quella più difficile: si crea il prototipo, vengono definite le funzionalità, si cercano gli investitori e intanto ci si dissangua per depositare il brevetto, per creare un press kit d’impatto e una presentazione del progetto, elemento fondamentale per convincere gli investitori. Dopo una serie iniziale di no Tommaso ed Emanuele trovano un primo partner, un’azienda tedesca del settore auto che crede in loro. L’idea piace, le idee generano connessioni e la squadra si allarga. Entrano nel team italiano di progettazione e sviluppo anche Davide Savà e Nicola Ristè, che stavano lavorando ad un laboratorio di robotica per l’università di Padova. Tommaso è alla ricerca di partner per la realizzazione dei modellini in scala 1 a 10 dei primi moduli Next, Davide e Nicola sono le persone giuste. Grazie ai primi modellini dei moduli e a un progetto visionario ed innovativo, il team di Next viene scelto al Dubai Future Accelerators, che mette in contatto la squadra con il Ministero dei Trasporti di Dubai che ha commissionato i primi moduli. E proprio in questi giorni i ragazzi di Next sono a Dubai per presentare i due moduli costruiti pezzo per pezzo tutti qui a Padova all’interno di Paradigma, il nuovo centro di innovazione per tecnologie esponenziali nato a Padova sul finire del 2017 (in questa favola della startup 2.0 al posto del garage c’è Paradigma, visto che i moduli Next sono stati costruiti fin da quando l’hub padovano era letteralmente ancora in costruzione).

NEXT, COME FUNZIONANO

In tutto questo fiume di parole non abbiamo ancora parlato di come funzionano i moduli di Next. In estrema sintesi potremmo definirle auto elettriche che utilizzano la tecnologia Self Drive Car di Google. L’aspetto altamente innovativo, al di là dei particolari prettamente tecnici legati alle batterie e alla guida autonoma, è quello dei “mattoncini di lego”, ovvero la possibilità di ogni singolo modulo di unirsi ad un altro, offrendo quindi agli utenti diversi servizi. Quali? Immaginate di prendere il vostro modulo Next e di partire per un viaggio. Ad un certo punto avete fame, e volete mangiarvi una pizza. Nessuno problema, inviate un messaggio al vostro pizzettaro di fiducia, lui vi manda il suo modulo Next, si aggancia al vostro e… tac! la pizza è servita. Tutto questo mentre l’auto (o il modulo) guida da solo. Per non parlare del tempo risparmiato per tutti i pendolari (ciaone parcheggio!), oltre agli enormi vantaggi ambientali che comporta una soluzione del genere. Un modello di questo tipo avrà naturalmente un impatto rivoluzionario per tutto ciò che riguarda la mobilità cittadina, dato che si potranno creare veri e propri bus modellabili che si modificheranno in base al numero di viaggiatori e alle loro esigenze. Dimenticate parole come capolinea o fermata, Next può personalizzare al massimo il suo tragitto all’interno comunque di un flusso comune. Sulla base del numero dei viaggiatori, infatti, i singoli moduli possono attaccarsi o staccarsi. Quelli che girano su linee meno frequentate potranno trasportare meno passeggeri per poi collegarsi direttamente con quelle più affollate aumentandone la capienza. Il vantaggio è che in base alle necessità e alle esigenze quotidiane i moduli potranno riconfigurarsi, evitando ogni tipo di problema.

DIAMO LA PATENTE AI ROBOT

Già vi vedo, mentre leggete il pezzo, che scuotete la testa e dite “Sì ok, ma le auto che si guidano da sole? Non ci credo…” E invece credeteci, perché dal 2020 le Self Drive Car saranno legali (si parla di 10 milioni di veicoli a guida automatica sulle strade per quella data), particolare che comporterà un abbassamento dei prezzi del 70%. Nascerà un nuovo business, ovvero quello di far fare cose a chi si sta spostando dentro a un’automobile che guida da sola. Film, audiolibri, comfort…ogni idea è buona, a patto di avere un’auto (o un modulo Next) che ti permetta di fruire al meglio dei contenuti o delle attività a cui ti vuoi dedicare mentre ti sposti. Ogni azienda o comune potrà noleggiare i suoi moduli Next e personalizzarli per offrire ai suoi utenti il miglior servizio possibile. Un business basato sull’utilizzo on demand del modulo da parte dei cittadini, con enormi vantaggi dal punto di vista dei costi, del traffico e della sostenibilità ambientale. Prevediamo qualche problemino per chi sta puntando tutto sul business dei parcheggi cittadini, ma del resto non si può farà una frittata senza rompere le uova…