Immaginate di essere al ristorante, seduti al vostro bel tavolo vista mare, quando il cameriere arriva a servirvi l’antipasto e …sorpresa! Vi porge un appetitoso tortino di cavallette. Gli insetti sono davvero il futuro dell’alimentazione mondiale? Possibile che tra qualche anno ci abitueremo a mangiare grilli, cavallette, tarme della farina, bachi da seta, e simili? Le Nazioni Unite stimano che nel 2050 ci saranno più di 9 miliardi di persone da sfamare su un pianeta sempre più povero di risorse e terre coltivabili: gli insetti quindi potrebbero essere una necessaria alternativa. Se ne parla da tempo ma il 2018 potrebbe segnare un significativo passo in avanti verso la concreta possibilità di trovarli sulle nostre tavole.

Ma cosa si intende per “insetti ad uso alimentare”? Lo chiediamo a Simone Belluco, medico veterinario specialista in ispezione degli alimenti, che da anni studia i potenziali rischi nell’introduzione degli insetti nella dieta europea. “Stiamo parlando della possibilità di allevare, produrre e commercializzare gli insetti come alimento per l’uomo. L’entomofagia non è una novità nel mondo, ma una pratica ampiamente diffusa in Asia, Africa e Sud America, paesi in cui si consumano più di mille specie diverse di insetti, dai coleotteri alle formiche. Molte fonti storiche parlano di entomofagia anche nelle popolazioni occidentali, ad esempio Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia testimonia come gli antichi Romani apprezzassero le larve di coleotteri. Tornando ai giorni nostri, in Sardegna si produce il tradizionale formaggio Casu Martzu, che contiene le larve di una mosca”.

Un prodotto del genere si può vendere in Europa? “Dall’1 Gennaio 2018 si applica il regolamento 2015/2283 per quegli alimenti che non hanno una tradizione di consumo in Europa, i cosiddetti novel food. Sostanzialmente un alimento “nuovo” non può essere consumato nell’UE se non previa valutazione dei potenziali rischi per la salute. Il vecchio regolamento non includeva esplicitamente gli insetti tra i novel food: alcuni Stati Europei (come Belgio, Olanda, UK…) hanno sfruttato questa imprecisione per produrre e commercializzare insetti nei loro territori, di fatto aprendo la strada a un nuovo food business. La nuova normativa annovera gli insetti e quindi li vincola a un iter valutativo, assegnato all’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e non più ai singoli stati membri, prima dell’immissione in commercio. Tuttavia esiste una deroga temporanea per i prodotti già presenti sul mercato e introduce un iter semplificato per i prodotti che vantano una storia di uso sicuro in paesi terzi. Questa novità semplificherà il riconoscimento, e quindi il conseguente ingresso, degli insetti come alimento commerciabile”.

Ad esempio che prodotti possiamo già trovare nei supermercati europei? “Negli stati membri della UE che già hanno consentito la produzione possiamo reperire in commercio prodotti a base di tarme della farina, grilli, cavallette, bachi da seta. Tutti nelle forme più varie: essiccati interi, sfarinati (barrette, biscotti, pasta ecc), cotti o assemblati per originare hamburger o polpette. In Svizzera tre specie sono state autorizzate recentemente e in alcuni supermercati si trovano già barrette di grillo e polpette o hamburger lavorati con le tarme della farina”. E in Italia quando troveremo alimenti simili? “Per l’Italia il cambiamento non sarà immediato, poiché non è tra gli stati membri che hanno autorizzato la produzione e anzi, il Ministero della Salute ha recentemente chiarito che nessun insetto è attualmente autorizzato come alimento in Italia. Le autorità italiane si sono sempre dimostrate molto intransigenti su questo tema, bloccando anche eventi che prevedevano degustazioni. Tuttavia, se altri Stati UE cominceranno a commercializzarli sarà molto difficile impedirne l’arrivo anche in Italia. Si contano già circa 3-400 start up a livello mondiale coinvolte nel settore: questo significa sviluppo di un nuovo mercato con possibili ricadute positive sulle economie locali. In Italia ci sono stati dei tentativi non supportati dalla normativa: alcune aziende nascenti hanno deciso di spostarsi all’estero, mentre altre attendono alla finestra che la normativa gli dia gli strumenti per poter avviare queste nuove produzioni”.

Quali potrebbero essere le reazioni del consumatore? “Ci sono moltissimi studi volti ad indagare le opinioni e le reazioni dei consumatori in proposito. I risultati variano in base ad età, stile di vita, nazionalità e le reazioni sono le più disparate, da totale disgusto ad accettazione o addirittura curiosità e interesse. Dal punto di vista nutrizionale gli insetti sono una valida fonte di proteine, acidi grassi insaturi e di alcuni microelementi, tuttavia non si tratta di un prodotto che andrà a sostituire le carni ma che si affiancherà ad esse: anche la FAO ha sottolineato che gli insetti sono solo un possibile supporto per diversificare le fonti proteiche e ridurre l’inquinamento derivante dagli allevamenti tradizionali”.

Esistono controindicazioni per la sicurezza del consumatore? “Al momento non ci sono i dati necessari per una completa valutazione del rischio: secondo EFSA se gli insetti sono alimentati con mangimi già autorizzati per altre specie o con residui vegetali, non sembrano esserci rischi maggiori rispetto a quelli di altri prodotti di origine animale. Fermo restando la necessità di avere una filiera controllata dall’allevamento alla commercializzazione, in grado di gestire i pericoli e di garantire la sicurezza del prodotto finito. Una certa attenzione meritano invece le possibili cross-reazioni allergiche: sono state dimostrate infatti reazioni in pazienti allergici a crostacei o acari della polvere”.