C’era una volta un gruppo di amici che condivideva la stessa passione. Non un passatempo ordinario come giocare a calcetto il giovedì o inanellare sedute interminabili di PlayStation: questi ragazzi, oggi trentenni, amavano fare la birra. Non erano certo esperti del settore, anzi, avevano vaghe conoscenze di come dal luppolo si arrivasse alla bottiglia, ma non per questo si sono lasciati scoraggiare. Dopo vari (e talvolta disastrosi) tentativi casalinghi, Marco Ruffa e Anthony Pravato, affiancati in seguito da Claudio Franzolin, tre anni fa hanno dato vita a un progetto molto ambizioso: lanciarsi nel mercato delle birre artigianali, inizialmente producendo birra in altri birrifici per sperimentare e soprattutto capire come interpretare i gusti del pubblico. Ben presto il trio comprende che il salto di qualità da beer-firm a birrificio indipendente è alla loro portata: a febbraio 2015, nel nuovo laboratorio di Campodarsego, esce la prima birra a marchio Cr/ak Brewery, oggi un nome importante nel mondo delle birre artigianali.

“Avere un impianto tutto nostro è stato fin da subito l’obiettivo principale. Il passaggio da beer-firm a birrificio indipendente non è stato dei più semplici e c’è voluto un po’ di tempo ma l’importante è esserci riusciti, grazie anche a quel pizzico di incoscienza che non guasta mai, soprattutto nelle decisioni difficili. Il cambio di marchio è stata una scelta per noi scontata, tutti ce lo sconsigliavano, ma eravamo convinti che servisse una svolta e avevamo una voglia matta di virare e ripartire. È stato davvero un gran bel passo in avanti e fa un po’ di impressione oggi guardarsi indietro”.

Il punto di forza del marchio Cr/ak è senza dubbio la filosofi a produttiva che risiede dietro al lavoro del team, un connubio felice tra varietà e qualità: “Diciamo che siamo innamorati del luppolo. Siamo convinti che per fare grandi birre sia fondamentale concentrarsi e specializzarsi su un determinato stile, che per noi è quello che amiamo e beviamo di più, ovvero le IPA. Solo così possiamo incanalare tutte le nostre energie nella ricerca della perfezione su tutti i fronti, dalle materie prime al processo produttivo, dalla distribuzione alla comunicazione. Ovviamente vogliamo anche sperimentare: questo è il segreto per mantenere viva la passione, anzi per rinforzarla. Tutti i più grandi chef hanno i loro piatti forti, quelli che li hanno resi famosi, ma non possono prescindere dalla sperimentazione. Un grande motivo di orgoglio per noi è non essere mai scesi a compromessi con la freschezza, fin dall’inizio. I nostri distributori sanno quanto ciò sia importante per noi, e ci aiutano enormemente raccogliendo i preordini delle nuove birre. Limitando le quantità che ciascuno può acquistare vogliamo dare a tutti la possibilità di provare le nuove birre senza che restino un’esclusiva per pochi”.

La birra Cr/ak è distribuita in tutta Italia ma viene affidata solo a canali selezionati: “Scegliamo con cura i distributori in modo da essere certi che finirà nelle mani di chi la sa apprezzare: il nostro mastro birraio Marco fa viaggi infiniti per selezionare le materie prime migliori, quindi è importantissimo che il prodotto venga valorizzato dall’inizio alla fine. Diciamo che un 30% lo facciamo noi producendola, un 30% il distributore e un 30% il locale che la serve al cliente, ed è fondamentale che tutti siano ben istruiti su tutto il processo”.

Nel maggio dello scorso anno l’attività si espande ulteriormente: proprio a fianco del birrificio i tre soci aprono la TapRoom, un locale informale (che oggi dà lavoro a 15 persone tra i 25 e i 35 anni) in cui i clienti possono degustare le birre direttamente presso il luogo di produzione. “La TapRoom è un sogno nel sogno. Non è un pub ma letteralmente “la stanza delle spine”, dove servi la birra ancora fresca. Quando abbiamo aperto il birrificio l’idea della TapRoom ovviamente c’era, ma non c’erano gli spazi, avremmo dovuto sacrificare parte del laboratorio e della cella fredda, cosa per noi impossibile. Poi, all’improvviso, si è liberato uno spazio fantastico proprio a fi anco del birrificio. Ce la siamo “costruita” come fosse la nostra casa dove bere in compagnia degli amici: per questo motivo non facciamo servizio al tavolo e non accettiamo prenotazioni. Ovviamente una TapRoom, pur avendo i suoi costi, ha anche i suoi vantaggi economici, ma è fantastico potersi confrontare direttamente con il pubblico o vedere l’espressione sul viso dei clienti dopo il primo sorso di una nuova cotta di Guerrilla. Assieme alle birre proponiamo anche le Briciole, ovvero delle focacce di farine diverse farcite con ingredienti stagionali freschi provenienti solo da aziende locali. Inoltre solo alla TapRoom, oltre alle 24 spine a rotazione, sono disponibili delle birre sperimentali, le “Tap Crak”, prodotte in piccolissime quantità: questo ci permette un confronto diretto con il consumatore su nuove ricette gusti nuovi”.

Un gruppo di lavoro sempre alla ricerca di nuove soluzioni, con un occhio di riguardo alla cura e alla salvaguardia dell’ambiente circostante: “Abbiamo una novità in cantiere: da febbraio passeremo tutte le nostre birre dalla bottiglia di vetro alla lattina. Questo non vuol dire che creeremo un prodotto economico ad hoc da distribuire nei supermercati, semplicemente pensiamo che la lattina sia il migliore contenitore possibile per la birra perché la sigilla completamente non facendole prendere luce, oltre al fatto che pesando meno del vetro riduce notevolmente i consumi. Pensiamo ad esempio al trasporto su camion: caricheremo molta più birra ma con un peso più leggero; senza contare il minore impatto ambientale dell’alluminio, riciclabile al 100%, rispetto al vetro. Siamo il primo grosso marchio artigianale in Italia a raccogliere questa sfida: nel nostro Paese la cultura del vino e della birra è legata fortemente alla bottiglia, ma noi vogliamo rendere le nostre birre ancora più fruibili per il consumatore, la lattina in fondo è una compagna di viaggio, non pesa, non si rompe, non ingombra. È una sfida in cui crediamo fermamente”.

Partendo dagli esperimenti quasi per gioco nel garage di casa i tre padovani hanno avviato un’impresa di successo, realizzando il loro sogno nel cassetto. Ma dove risiede in fondo, il segreto per trasformarlo in realtà? “La nostra filosofi a è quella del “tutto è possibile”, bisogna solo trovare la strada giusta da percorrere con i mezzi che si hanno. L’importante è avere un obiettivo chiaro e crederci sempre sapendo anche prendersi dei rischi necessari”