Affannarsi sul tapis-roulant in palestra, e ingaggiare una lotta senza quartiere contro zuccheri e carboidrati potrebbero non essere le direzioni giuste per prendersi cura davvero del proprio corpo e della propria salute. Dagli Usa, come sempre, arriva il microbiota. No, non è nulla di angosciante, anche se il nome ci fa spalancare gli occhi, mettendoci già in allerta. In realtà, si tratta del nostro patrimonio di microrganismi, presente nel tratto intestinale, che conta approssimativamente qualcosa come 100 trilioni di batteri: a fare la differenza tra grasso e magro, tra benessere e mal di pancia o altre patologie, è il suo funzionamento.

L’EQUILIBRIO DEL MICROBIOTA È OGGI RITENUTO FONDAMENTALE PER ASSICURARE UNO STATO DI SALUTE OTTIMALE PER PREVENIRE ALLERGIE E INTOLLERANZE ALIMENTARI, E MOLTE ALTRE PATOLOGIE.

I batteri che lo abitano appartengono ad oltre 1.000 specie diverse, il 90% delle quali includono funghi, protozoi e virus. La sua composizione varia in relazione all’età, al tipo di alimentazione ed anche in relazione a situazioni temporanee, e la sua importanza è data dal crescente numero di patologie che vengono messe in relazione ad esso: sindrome del colon irritabile, Morbo di Chron, celiachia, diverticolosi, fegato grasso, tanto per citarne alcune, ma anche obesità, disturbi neurologici, depressioni, allergie, tanto da venire oggi ritenuto a tutti gli effetti un organo virtuale, che agisce sulla fisiologia e sul metabolismo dell’individuo ospite, con il quale stabilisce una vera e propria cooperazione.

Il numero di geni totale del microbiota è 100 volte quello dei geni del genoma umano. Attraverso gli alimenti che introduciamo ogni giorno, alimentiamo anche il microbiota che, a sua volta, produrrà sostanze utili o dannose all’organismo, agendo direttamente sul sistema immunitario. Se è vero che noi siamo ciò che mangiamo, anche i batteri intestinali che vivono con noi, “sono” quel che introduciamo con la nostra dieta giornaliera. Cambiare tipo di alimentazione, infatti, modifica molto più velocemente di quanto pensiamo anche il microbiota intestinale: ad esempio passare da una alimentazione prevalentemente ricca di carne ad un’alimentazione vegetariana in sole 24h accresce le colonie di batteri in grado di produrre l’acido butirrico, che ha un importante ruolo anti-infiammatorio e protettivo.

Quale dieta è utile per nutrire un microbiota favorevole? Come già detto, sicuramente una dieta prevalentemente vegetariana, seleziona un microbiota più salutare in quanto l’alta quantità di fibre introdotte induce i batteri a produrre sostanze che abbassano l’acidità intestinale (pH), prevenendo così la formazione di batteri potenzialmente patogeni. Ma si può assolutamente avere un buon microbiota, anche essendo meno restrittivi. Alcuni studi suggeriscono che anche la dieta mediterranea sia ideale per alimentare i batteri “amici” e protettivi, in quanto prevede l’uso di alimenti anti-infiammatori, come ad esempio l’olio extravergine di oliva, ricco di polifenoli e grassi “buoni”.

Per un microbiota sano quindi, è consigliabile mangiare legumi (fagioli, ceci, lenticchie), cereali integrali a basso indice glicemico (riso, orzo, far- ro, avena), molte verdure e moderate quantità pesce ricco di omega-3, dei grassi con potere anti-infiammatorio (alici, sgombri) o in alternativa utilizzare semi oleosi, come noci, semi di lino di girasole, che ne sono ricchi. E’ importante che le mamme sappiano che il primo microbiota si forma già nella vita intra-fetale, e il nascituro in gran parte lo eredita da quello della mamma, che dovrà curare l’alimentazione in gravidanza e allattamento, per lo sviluppo di un microbiota favorevole, poiché questo darà un imprinting determinante a quello del neonato per lo sviluppo cerebrale del feto e del sistema immunitario del neonato.